«Così il Mose non lo finiremo Il modello è il ponte Morandi»

Bortolo Mainardi, architetto socialista, già commissario per le grandi opere  del Veneto lancia l’allarme: «Serve una svolta vera. E centinaia di milioni»



«Così il Mose non lo finiremo mai. Serve una svolta. Un team commissariale che possa affrontare la questione e i tanti guasti tecnici e superare questo stallo. E abbia tutti i poteri per finire i lavori in tempi certi e approntare la futura gestione. Sul modello del ponte Morandi». Bortolo Mainardi, 69 anni, è un politico di lungo corso. Architetto, parlamentare socialista, è stato per anni commissario straordinario per le grandi opere nel Nord Est. Oggi membro della commissione Via del ministero per l’Ambiente. «Noi il nuovo ponte Morandi non lo abbiamo neanche visto», attacca, «i permessi li hanno dati in pochi giorni. Tempi ristretti e competenze chiare».


Il caso è un po’ diverso.

«Sì, ma adesso occorre dare una svolta vera. Una fase è conclusa, serve una gara internazionale. Un team di gente esperta e competente».

Il Consorzio Venezia Nuova è stato per anni soggetto monopolistico. Adesso è governato da amministratori straordinari.

«Bisogna assumere una univoca responsabilità tecnica ed economica. Il Consorzio, venuta meno la garanzia patrimoniale delle grandi imprese in regime concordatario, non è più in grado di assumere responsabilità che devono tornare allo Stato».

Il Mose dovrebbe essere concluso nel 2021.

«Già nel 2004, quando ero commissario del Passante, si prevedeva il funzionamento dell’opera nel 2011. Oggi sarà meglio evitare altri equivoci semantici. Che significa “il Mose sarà finito nel 2021”?

C’è scritto nel cronoprogramma.

«Ma non si deve confondere il sollevamento delle paratoie con il completamento dell’opera e il collaudo. Il funzionamento delle barriere non comporta la capacità dell’intero sistema».

Cosa manca?

«Gli impianti definitivi. È necessario che la conclusione delle opere fisiche (hardware) venga accompagnata dal funzionamento del sistema operativo di manovra e di controllo (software) e del sistema di previsione»

Poi il Mose sarà pronto.

«Occorre un protocollo operativo che tenga conto dell’ecosistema lagunare e della tutela delle attività antropiche, la pesca il porto».

C’è anche l’aspetto economico.

«Servono 440 milioni per finire. I ritmi di avanzamento dei lavori negli ultimi anni hanno registrato costi per 60 milioni di euro l’anno. Credo realisticamente improbabile una ultimazione del 2021».

E poi gli altri lavori.

«Almeno cento milioni per riparare guasti e criticità e il ripristino degli ammaloramenti dopo l’abbandono dei cantieri. E infine 220 milioni di euro per le opere di compensazione ambientale, chiesta dall’Ue, utilizzati per coprire spese correnti e maggiori costi per impianti e manutenzione. O si svolta, o il Mose non lo finiremo mai». —



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