Venezia. Affitti turistici, tagliola fosse settiche. Tremila fuori regola

La Regione: «Risultano inattive, cancellate d’ufficio». Nuovi obblighi per ottenere il nuovo codice identificativo 

VENEZIA. Locazioni turistiche in subbuglio: spuntano 3.191 attività “fantasma” nella sola area metropolitana veneziana, quasi la metà delle 6.746 mappate in Regione. Attività senza codice identificativo regionale e che per questo, dai controlli svolti dagli uffici della Regione Veneto al 23 gennaio scorso, in questi giorni si sono ritrovate “disattivate”, in pratica cancellate d’ufficio. Considerate inattive in quanto da oltre un anno non forniscono alla Regione dati statistici, che, va ricordato, sono obbligatori. Dopo l’introduzione del codice identificativo, una sorta di “targa” per i B&b e gli appartamenti in affitto, da indicare quando si pubblica un annuncio sui portali come Airbnb, nei giorni scorsi sono terminati i controlli sull’albo regionale.

Su 43.228 attività di locazione turistica si è scoperto che 6.746 sono da ritenere chiuse, perché senza codice. Di queste 6.746 attività “fantasma”, ben 3.191 sono nell’area veneziana. Altre 2.188 nel Bellunese. Solo una a Treviso e 20 quelli inattive di Padova.

Per l’assessore regionale al turismo, Federico Caner, il provvedimento sarebbe di fatto una «questione piccola» perché al locatario che si trova con l’azienda disattivata dalla Regione basterà inviare una mail agli uffici per «ottenere il codice identificativo e rispettare le regole che prevedono anche l’obbligo di comunicare, almeno una volta l’anno, il numero di clienti che servono a fini Istat, per i doverosi controlli statistici». Ma gli effetti di queste verifiche sul mondo dell’extraalberghiero, ha invece un impatto importante: perché i numeri delle locazioni “fantasma” sono alti e inattesi.

«Per noi il risultato ha dell’incredibile perché significa che nei territori ci sono tante attività che non risultano e che finiscono con il darci una fotografia non veritiera del turismo in Veneto», dice ancora Caner. Tutte le attività di locazione sono in una banca dati a cui attingono le polizie locali dei singoli Comuni e la finanza per i controlli.

Gli obblighi sono vari: dal pagare la tassa di soggiorno ai Comuni al versamento della cedolare secca all’Agenzia delle Entrate, alle doverose comunicazioni sui nominativi dei clienti alla Questura. Un obbligo è anche la comunicazione Istat sul numero di clienti, al punto che se una struttura, in realtà, non ha lavorato deve inviare in via telematica il modulo riportando: zero clienti. L’assessore non lo dice ma è molto probabile che se una locazione è fantasma, lo sarà anche per il pagamento di tasse e comunicazioni di legge. A Venezia, la questione prende pieghe inattese perché molte delle locazioni “fantasma” sono qui. E proprio in questi giorni entra in vigore il nuovo regolamento edilizio del Comune. E allora le associazioni del settore, come l’Abbav, hanno lanciato l’allarme generale.

«Abbiamo saputo che sono state chiuse d’ufficio circa 5 mila strutture extraalberghiere», scriveva l’altro ieri l’associazione di categoria su Facebook, «per l’applicazione del regolamento regionale numero 2 del 10 settembre 2019. Vi invitiamo con estrema urgenza a verificare se la vostra struttura risulti ancora attiva nel sito Istat della Regione Veneto»,dice Abbav. «E per i soci del Comune di Venezia che risultano essere stati chiusi d’ufficio e con una struttura senza fosse settiche ricordiamo che avete tempo fino al 13 febbraio alle 23.59 per aprirla nuovamente». Tempo scaduto quindi. Ed è scattata una autentica corsa contro il tempo, visto che da ieri entrava in vigore il nuovo regolamento comunale e per queste attività, sospese dalla Regione, il rischio ora è di non poter più esercitare nel Comune di Venezia, se non rientrano nelle norme previste dal regolamento veneziano per queste attività extra-alberghiere. I tecnici fanno gli straordinari. «Se hanno i requisiti possono riaprire senza problemi, altrimenti non vorrei essere nei loro panni», dice uno di loro. «E c’è chi ci ha contattato nel cuore della notte», dicono dall’associazione Abbav. In Comune l’assessore Massimiliano De Martin, ha sollecitato agli uffici una verifica sulla situazione, evidentemente in evoluzione. —


 

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