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«Hanno sparato a pochi metri da dove eravamo in bicicletta»

Eraclea. Papà, mamma e figlio piccolo sorpresi dai colpi di fucile a distanza ravvicinata in una zona dove la caccia è vietata: «Servono ordinanze di divieto ma anche controlli»

ERACLEA. Paura a Eraclea per una famiglia che ha sentito degli spari sibilare a pochi metri di distanza. Prima il fragore dell’esplosione, poi il fischio nelle orecchie.

Una bella e spensierata gita in bicicletta, papà, mamma e figlio piccolo nella zona di campagna attorno a Eraclea, in via Coda di Gatto. È accaduto pochi giorni fa a M.G., padre di famiglia, professionista che abita con la compagna e il figlio a San Donà. Erano di ritorno da Jesolo in bicicletta con il figlio piccolo quando hanno attraversato la via Coda di Gatto, all’incrocio con via Paluda.

«Abbiamo udito dei colpi da arma da fuoco», spiega M.G. dopo aver scritto una lettera alla polizia locale e alla Lega protezione animali, «spari provenienti dalla zona circostante. Dopo qualche secondo abbiamo incrociato un cacciatore abusivo armato di fucile da caccia che comunicava, tramite walkie-talkie, con un compagno in zona».

«Sebbene la strada sia piena di cartelli che vietano la caccia», aggiunge il padre preoccupato, «sarebbe opportuno effettuare, o intensificare, controlli, specie negli orari e nelle date tipiche della caccia, con l’obiettivo di scoraggiarla soprattutto nelle zone frequentate da persone, alla luce del rischio di potenziali incidenti, anche mortali».

Il referente della Leidaa, Lega italiana difesa animali e ambiente, Andrea Marin, è severo: «I primi a lamentarsi sono i cittadini e hanno ragione perché si sentono attorniati da cacciatori che sparano senza pensare alle conseguenze. Ci sono sempre più famiglie che evitano di lasciare i bambini nei giardini nel periodo della caccia. Non vengono rispettate le distanze minime stabilite per legge. Se riceveremo altre denunce dovremo reagire e chiedere ai sindaci delle ordinanze per limitare il più possibile le zone per la caccia nelle vicinanze dei centri abitati. La cosa migliore sarebbe destinare zone specifiche non abitate, aree adibite alla caccia dove non possano verificarsi questi incidenti. Questi episodi sono purtroppo frequenti e una regolamentazione si impone coinvolgendo amministrazioni, associazioni di cacciatori e animaliste per trovare un accordo e regole condivise da tutti». —


 

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