Ricostruiti in aula gli ultimi istanti di vita di Stefano Borriello

Portogruaro. Gli ultimi istanti del 29enne portogruarese Stefano Borriello nel Castello di Pordenone sono stati ricostruiti ieri al processo, che vede imputato il medico del carcere Giovanni Capovilla, 65 anni, per omicidio colposo, attraverso le testimonianze degli agenti di polizia penitenziaria e dell’infermiere professionale che hanno soccorso il giovane detenuto la sera del 7 agosto 2015, poco prima del suo decesso.

Erano le 20.15. «Mi trovavo davanti alla stanza e stavo parlando con i suoi compagni di cella – ha ricordato l’assistente capo della penitenziaria Savino Abruzzese, di turno il 7 agosto dalle 16 alle 24 –. Ho chiesto dove fosse Borriello. Mi hanno risposto che era in bagno a fumare. Da lì a qualche secondo l’ho visto uscire dal bagno, mi ha salutato e poi ho notato che ha perso l’equilibrio. Si stava accasciando, così ho incitato subito i compagni di cella a sorreggerlo». Il pm Monica Carraturo ha chiesto: «Ha avuto un malore?». «Sì, non so se è svenuto, io ho subito avvertito l’infermiere che è venuto nell’immediato. Ho aperto la cella. Borriello era a terra, ho visto che l’infermiere gli ha toccato i polsi e poi ha praticato le manovre di rianimazione». È stato l’infermiere professionale Generoso Alfinato, di turno quel giorno dalle 15.30 alle 21, il primo a soccorrere Borriello in carcere. «L’agente – Alfinato ha riferito in tribunale – mi ha allertato, spiegando che il detenuto aveva perso conoscenza, mi sono precipitato per dare assistenza con lo zaino d’emergenza. Ho constatato che era riverso a terra, privo di coscienza e ho allertato il 118. Ho valutato se rispondeva agli stimoli e verificato il battito: era in arresto cardiaco. Subito ho cominciato la manovra di respirazione cardiopolmonare, posizionando il defibrillatore semiautomatico». Il processo nei confronti di Capovilla, originario di Motta di Livenza, nasce da un’imputazione coatta. Secondo l’accusa non avrebbe impedito la morte di Borriello, provocata da un’infezione polmonare diventata poi sistemica perché non diagnosticata in tempo. —


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