Lotta al tumore al seno: lo screening è snobbato da una donna su quattro

Papaccio (Breast Unit): «C’è ancora una certa resistenza nonostante gli sforzi della sanità, è un’occasione preziosa» 

MESTRE. Nonostante le campagne informative e le attività di screening e nonostante ci sia una generale maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione, c’è ancora una certa reticenza a sottoporsi ai controlli periodici per individuare in tempo il cancro al seno.

Nell’Usl 3 l’adesione allo screening (che prevede l’effettuazione gratuita di una mammografia con esame refertato da due radiologi) si attesta al 73,6% della popolazione femminile tra i 50 e i 74 anni coinvolta nel programma. Questo significa che c’è oltre un quarto delle donne che “sfugge” al controllo che, come spiega il dottor Guido Papaccio, responsabile della Breast Unit dell’ospedale dell’Angelo, «permette di individuare e curare tumori in fase iniziale, con un’altissima probabilità di liberazione dalla malattia».



Ottobre è il mese della prevenzione rosa e proprio per informare le donne e renderle consapevoli della necessità di prendersi cura di sé per tempo sono numerose le iniziative organizzate in collaborazione tra Usl, Comune di Venezia, enti e varie associazioni (di cui riferiamo nell’articolo a lato).

«C’è ancora una certa resistenza allo screening, sembra quasi non venga percepito lo sforzo fatto dalle aziende sanitarie e dallo Stato per offrire il servizio gratis», chiarisce il dottor Papaccio, «Ma si tratta di un’occasione speciale. Sta entrando nella mentalità delle donne, ma c’è ancora da fare». C’è da dire, comunque, che in quel 26,4% di utenti che non rientrano nello screening dell’Usl ci sono anche le donne che decidono di rivolgersi a strutture private.

Nel 2018 l’Usl ha invitato allo screening 52.121 donne. Le adesioni sono state 35.910. Per 2.015 pazienti è stato necessario un approfondimento (visita senologica, ecografia...). Le lesioni individuate con lo screening e poi trattate sono state 172. Ogni anno la Breast Unit segue gli interventi chirurgici su una media di oltre 700 pazienti, parte dei quali inviati per una visita urgente direttamente dai medici di base grazie al canale diretto che è stato istituito.

«Qualsiasi nodulo alla mammella», chiarisce il dottor Papaccio, «deve essere valutato da uno specialista senologo». Se lo screening è previsto dai 50 anni, sin dai 40 è consigliata una prima visita. Già una decina le giovani pazienti in cura nel 2019. —


 

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