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«Nessun saluto fascista» Stop querele, caso chiuso

G.C.
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SAN DONà. Foto ricordo con gli “arditi” il cavalier Gianfranco Moresco, apparso nella fotografia del matrimonio di un bersagliere della fanfara, prende le distanze da ogni accostamento al fascismo dopo le polemiche sul presunto saluto romano alla festa nuziale in piazza Indipendenza.

E minaccia querele. Intanto la querelle storica volge finalmente al termine e svela ancora antichi rancori e divisioni che stentano ad attenuarsi con il passare dei decenni in un basso Piave e una San Donà, medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza, in cui è forte la tradizione partigiana, ma anche quella delle camicie nere che hanno avuto in Ennio Mazzon, morto lo scorso anno, un consigliere comunale che si definiva ancora orgogliosamente mussoliniano.

L’Anpi di San Donà ed Eraclea e quello provinciale condannano certe espressioni e le trovano deprecabili, non rispettose delle leggi democratiche: «Tali celebrazioni non possono essere considerate né goliardate né tantomeno libere espressioni del pensiero. Una preoccupante mancanza di rispetto verso la Costituzione, nata dalla Resistenza, ma soprattutto perché il fatto in questione si è manifestato nella ricorrenza del discorso di Benito Mussolini a Trieste quando, nel settembre del 1938, annunciava le leggi razziali».

Antonio Mucelli, titolare dello storico bar da Elio e studioso dell’arditismo ha comunicato la smentita ufficiale dei bersaglieri arditi del Po’ di Ferrara e del plotone storico Ettore Tosi Brandi di Trieste e Treviso che erano al matrimonio: «Nessuno ha fatto il saluto romano e di questo siamo certi, solo rievocazioni rispettose della legge da parte di persone serie, questa è storia e non politica e non vanno confuse». Salvatore Esposito di Sinistra Italiana ha deciso di non presentare l’esposto a suo tempo annunciato per apologia del Fascismo: «Rilevo che tutti i presenti hanno preso le distanze dal fascismo smentendo di aver fatto il saluto romano. In ogni caso sottolineiamo la contrarietà a ogni rituale che richiami il Ventennio». —

G.C.

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