Scuola al via, 1500 cattedre scoperte: presidi a caccia di supplenti

Esaurite le graduatorie, ora si procede con le chiamate dirette. Possibili orari ridotti nei primi giorni

VENEZIA. Mille docenti per i cosiddetti “posti comuni”, ovvero quelli per l’insegnamento delle materie curricolari, più 500 docenti di sostegno. Sono i “buchi” con cui, mercoledì, si avvierà ufficialmente l’anno scolastico nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia (anche se alcuni istituti hanno già riaperto). Sarà un inizio inevitabilmente zoppo: all’appello mancano infatti 1.500 supplenti che l’ufficio scolastico provinciale non è riuscito a nominare attraverso le graduatorie. Ed ora le segreterie scolastiche stanno ingaggiando una vera e propria lotta contro il tempo per cercare di arrivare alla prima campanella con meno “buchi” di insegnanti possibili.

Via con orari ridotti. Una situazione, quella che si prospetta per l’anno scolastico 2019/2020, che nel Veneziano - così come nel resto d’Italia - è peggiore di quella dell’anno scorso. Lo conferma Giovanni Giordano, sindacalista dello Snals: «Ci saranno scuole che dovranno iniziare con l’orario ridotto. Le chiamate dalle graduatorie di istituto sono iniziate in questi giorni: si tratta di persone inserite nella cosiddetta terza fascia, ovvero laureate ma senza abilitazione perché non si fanno più i concorsi, e quindi che non possono essere assunte in ruolo». Chi prenderà il posto, lo farà per un anno, con tutte le conseguenze sia per le classi, costrette al turnover di docenti, sia per gli stessi insegnanti che devono fare i conti con la precarietà. «Anno dopo anno aumentano i supplenti, è la prova evidente che si devono fare i concorsi. La “supplentite” doveva sparire con la legge sulla Buona Scuola e invece, dopo l’infornata di insegnanti in ruolo nel 2015, il numero di supplenti è in crescita costante».


Matematica e inglese. Le operazioni di immissione in ruolo dalle graduatorie coordinate dall’ufficio scolastico provinciale si sono concluse nei giorni scorsi senza aver coperto tutti i posti. Di qui la necessità di procedere alle chiamate da parte delle singole scuole. «In alcune classi di concorso non ci sono candidati, in altre sono pochissimi», spiega Giordano. Mancano soprattutto gli insegnanti di materie scientifiche e di lingue straniere, soprattutto inglese. «Come sindacati abbiamo chiesto all’ufficio scolastico una verifica per capire se ci possano essere candidati in altre classi di concorso», prosegue il sindacalista, «Siamo ancora in attesa di una risposta».

Il sostegno. Disastrosa a dir poco la situazione per il sostegno. Basta un esempio: dei 160 posti disponibili alle elementari, solo 1 è stato assegnato attraverso le graduatorie ad un docente abilitato.

Nodo degli Ata. Organico insufficiente anche per il personale Ata, ovvero per i collaboratori scolastici. «Le nomine in ruolo sono state fatte per il 50% dei posti vacanti», chiarisce Giordano, «Ci sono istituti comprensivi dove c’è un Ata per plesso, con problemi di logistica e sicurezza».

Mancano i dsga. Sono figure apicali - una per istituto - a cui è demandato il coordinamento dell’attività amministrativa, oltre che economica. Eppure i Dsga sono figure che in vari istituti non esistono. Una quindicina le scuole della provincia che sono ancora scoperte. Erano 34 prima che, nei giorni scorsi, si procedesse all’assegnazione per un anno di assistenti amministrativi (che avevano presentato la domanda) facenti funzioni di Dsga. Il futuro non è certo roseo: all’orizzonte non ci sono concorsi. 

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