Giù ruderi e capannoni con il nuovo registro dei crediti edilizi

La giunta approva il regolamento. «Spazzato via un tabù»  Senza la norma erano bloccate le varianti urbanistiche



Un passo avanti per eliminare il tabù della mancata demolizione, causa costi, di capannoni dismessi, ruderi ed edifici nati in contesti che oggi non hanno più una validità architettonica. “Brutture” che a Mestre si conoscono bene. L’Urbanistica cambia passo, spiega l’assessore Massimiliano De Martin che annuncia che la giunta comunale ha dato il via libera all’istituzione del Registro dei Crediti Edilizi (che si chiamerà Recred e sarà gestito dalla Direzione Urbanistica) e il relativo regolamento di gestione. Un registro telematico previsto dal nuovo piano casa regionale, il “Veneto 2050” che entro sei mesi vedrà pronto il regolamento attuativo. Il provvedimento impone ai Comuni veneti di dotarsi del Registro del credito edilizio. Senza, vengono bloccate le varianti urbanistiche. Il sindaco Brugnaro, spiega il direttore del settore, Danilo Gerotto, ha pressato gli uffici per emanare in fretta il provvedimento, tra i primi della regione.


A Venezia quindi ci potranno essere crediti edilizi da demolizioni di strutture in disuso o da compensazioni ambientali. Ovvio, spiega Gerotto, che la delibera ha un peso maggiore nella terraferma mestrina rispetto al centro storico veneziano. «Finora nessuno demoliva perché si trattava solo di un costo per il proprietario», spiega Gerotto. «Il nuovo strumento consente di demolire strutture dismesse e di realizzarci in cambio aree verdi oppure anche parcheggi, se ritenuto necessario», precisa l’assessore De Martin, «con un credito volumetrico che viene fissato nel registro e che consente di riutilizzare questo valore in un’altra area, purché edificabile, oppure può essere venduto attraverso una stipula dal notaio a chi necessita di volumetrie per realizzare l’ampliamento di casa, aggiungendo qualche stanza in più». Nel Piano di interventi della giunta Brugnaro, con un centinaio di proposte giudicate attuabili e in via di valutazione, c’erano, per esempio, un paio di proposte di privati pronti a demolire in cambio della possibilità di costruire altrove.

«Si recuperano volumetrie altrimenti inutili e di spostano dove serve. E va ricordato che la nuova legge regionale restituisce gran parte del controllo urbanistico alla politica», precisa l’assessore. Col nuovo Piano funzionerà così: se l’ampliamento è al di sotto di 2.000 metri cubi con deroghe al decreto sui limiti di densitò, serve un Piano urbanistico attuattivo, con il doppio passaggio in giunta e consiglio comunale. Se l’ampliamento è al di sopra di 2.000 metri cubi o del 50% dell’altezza, serve un Permesso edilizio convenzionato (con il voto del consiglio comunale). La delibera che istituisce il Registro dei crediti edilizi ora verrà trasmessa alle competenti commissioni consigliari e in seguito al Consiglio comunale per il voto conclusivo. —





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