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La baby gang confessa: «Colpivamo ubriachi, senza un motivo»

Uno dei capi della banda dei bulli: «Eravamo su di giri dopo aver bevuto». Furti e aggressioni senza un perché

VENEZIA. Azioni criminali fatte «senza un perché», per ingannare la noia. E per stessa ammissione degli indagati davanti al gip, «a volte si agiva quando eravamo su di giri perché avevamo bevuto».

Inizia a sgretolarsi il muro di arroganza e menefreghismo verso le autorità dimostrato sinora dai componenti della baby gang oggetto delle misure cautelari disposte dalla Procura ordinaria e da quella dei minori, al termine di questa prima fase dell’inchiesta coordinata dal procuratore vicario Adelchi d’Ippolito e delegata alla Squadra Mobile.

Gli interrogatori dei maggiorenni destinatari di misure cautelari e le prime, parziali ammissioni. Come quelle fatte dal 19enne veneziano Angelo Valerio Alesini, che la gip Maria Luisa Materia ha messo in carcere a Santa Maria Maggiore.

È lui, accusato di svariati episodi di furti, oltre che di estorsione e danneggiamento, che ha spiegato come non ci fosse un disegno nelle azioni della “sua” banda e che capitava che lui e i suoi amici fossero ubriachi quando entravano in azione.

Tra molti “non ricordo”, Alesini ha ammesso alcuni degli episodi a lui contestati dal sostituto procuratore Massimo Michelozzi, come il furto al liceo Guggenheim di Mestre e alcuni furti d’auto, negando fermamente la partecipazione ad altri come ad esempio l’assalto al comando dei vigili a Marghera (non contestato dalla gip ma solo dal pm) ed al centro civico.

«Episodi che gli erano stati solo riferiti», spiega il suo difensore, l’avvocato Giampiero Martinis, secondo cui il ruolo di Alesini è marginale. «Non è certo un leader, non ha carisma né capacità pratico-operative. È più che altro il Fantozzi della situazione, l’antitesi del criminale».

Visione diversa quella che dà la gip Materia nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere, parlando di «caratura delinquenziale dell’indagato» e «inquietante professionalità del crimine» ed evidenziando come «Nessun effetto inibitorio hanno avuto sul ricorrente gli interventi della polizia giudiziaria».

Il difensore ora presenterà istanza al tribunale del Riesame per chiedere la revoca della misura o, in subordine, l’attenuazione con gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Nessuna istanza in relazione alla sostituzione della misura cautelare è stata avanzata alla gip che lo ha messo in carcere.

A Treviso, invece, è comparso davanti al gip Gianluigi Zulian per rogatoria l’altro indagato finito dietro alle sbarre, Marian Laurentium Tanase, 19enne trevigiano.

«Ero completamente ubriaco e ho partecipato solo al primo pestaggio a Rialto. Mentre non c’entro nulla con le altre aggressioni contestate», ha spiegato il giovane, accusato dal pm Fabrizio Celenza di far parte della baby gang più violenta e di essere coinvolto in tre diverse aggressioni. «Il mio assistito ha risposto a tutte le domande e ha fornito la sua versione dei fatti», ha detto l’avvocato Antonio Bondi, «Il ragazzo è molto provato ma ha potuto chiarire alcuni aspetti della vicenda e la sua posizione».

Tanase ha dunque ammesso di esserci stato anche lui il 13 gennaio scorso, quando a Rialto si verificarono il pestaggio e la rapina ai danni di due giovani. —


 

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