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Graffiti e street art colorano la zona industriale di Marghera

Festival di arte di strada a Marghera in via dell’Azoto, sabato strada pedonalizzata per ammirare i lavori dei giovani artisti italiani e dal mondo richiamati dalla galleria di Federico Hausammann

Mitia Chiarin
2 minuti di lettura

MARGHERA. Un paesaggio di cemento nella prima zona industriale diventa un museo a cielo aperto. È questa l’ambizione di “Pow !Wow! Venice”, un insolito festival di Street art internazionale che sbarca a Marghera, proprio nei giorni della Biennale Arte.

Da lunedì scorso a sabato in via dell’Azoto 4 a Marghera si può andare a curiosare il lavoro, in progress, di 22 artisti provenienti da tutto il mondo. Alle tele preferiscono i muri. Ai pennelli alternano bombolette e vernici.

Una volta erano chiamata “graffitari”, oggi hanno il rango di artisti. Nel cartellone del festival ci sono artisti di vari paesi del mondo.

I loro nomi: Kamea, Gress, Noel, Spenser (Usa); Reka (Australia); Koralie, Supakitch, Fafi (Francia); Cara (Belgio); Anne (Germania). Assieme a loro colleghi italiani come Orion, Capo, Boogie, Cento, Peeta, Joys, Made514, Yama, Dado, Nekos, T okidoki.



Alcuni hanno già lavorato in città: Peeta per esempio ha dipinto un ostello, l’Anda a Mestre. Altri esempi di street art sono il centro civico di Altobello e la palestra dello Stefanini di Mestre. La manifestazione, organizzata da Hausammann Gallery assieme a Venezia Heritage Tower, Transport Service Pesce M. & C. srl e Venpa, si svolge sotto la direzione di Federico Hausammann, direttore della galleria nata nel 1961 a Cortina d’Ampezzo e che si è specializzata in arte moderna e contemporanea grazie al fondatore, Renato, collezionista d’arte. Ora, dopo tre generazioni, la galleria, con la direzione di Federico, ha deciso di occuparsi delle nuove forme dell’arte, come Graffiti e Street art con l’apertura di una sede a Miami, in Florida, che ospita mostre ed eventi.

Il passo successivo è il festival che arriva in spazi urbani, e industriali, per portare l’arte urbana dove si lavora e produce. A Venezia il festival sbarca dopo 18 eventi di questo tipo realizzati in giro per il mondo, il più vicino a Rotterdam.

L’obiettivo è «condividere con la popolazione locale la visione di un quartiere o distretto formato da fabbriche ed industrie come un museo a cielo aperto. Dipingere muri posizionati strategicamente, distribuire mappe ed invitare i clienti e spettatori a sperimentare una nuova forma d’arte, nota per la sua segretezza, per una durata di una settimana, sono i punti di forza di questo evento unico nel suo genere», spiegano gli organizzatori.

Nella giornata di sabato il corso Gianni Sottana, che incrocia la Banchina dell’Azoto, dove ha sede per esempio la Ligabue, sarà reso pedonale per ospitare quanti vorranno andare a vedere il risultato di una settimana di lavoro degli artisti del festival. Il programma prevede la realizzazione delle opere sui muri da lunedì 6 fino a sabato 12 maggio. Poi le opere vengono mostrate al pubblico che potrà dialogare direttamente con gli artisti che spiegheranno la scelta stilistica, le tecniche usate.

Primo appuntamento il “Meet & greet” (“incontra e saluta”, per dirla in italiano) sabato dalle 11; finale alle 17 con un aperitivo all’aperto.
 

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