Pellestrina scoppia di turisti: Siamo invasi, sono troppi

I residenti chiedono una gestione oculata dei flussi, felici soltanto i ristoratori. «Non portano ricchezza, ma soltanto disagi, durante i weekend è un delirio» 

PELLESTRINA. Comitive sempre più numerose con l’arrivo della bella stagione, gli episodi di inciviltà si moltiplicano (anche nei luoghi di culto) così come i pranzi al sacco con tanto di rifiuti abbandonati a terra. Sono i problemi legati al turismo di massa di cui soffre Venezia, gli stessi che lamentano gli abitanti di Pellestrina.

E anche se qui gli effetti tangibili non sono le calli prese d’assalto, a sentire i residenti dell’isola problemi ce ne sono eccome. Legati soprattutto al “turismo della domenica”: weekend e feste (l’ultimo caso a Pasqua).

«Sembrano i nuovi conquistatori», si azzarda a definirli Dorina Giada, residente a Portosecco. Certo, per qualche categoria (ristoratori su tutti) il settore rimane una risorsa fondamentale. Eppure, è opinione diffusa che l’isola non sia ancora strutturata a reggere un simile impatto. «Vi sfido a venire a Pellestrina nei giorni festivi, l’isola si trasforma. E poi non è un turismo che porta soldi», continua Giada.

Con circa 3,5 tremila abitanti in una striscia di terra lunga 11 chilometri, Pellestrina vive di quiete, di rapporto con la natura, di pendolari e di pescatori. Da qualche anno, è diventata meta ambita per il turismo. Con l’arrivo della bella stagione (da marzo fino a ottobre), soprattutto per il cicloturismo. Due sono i modi per raggiungerla: dal Lido o da Chioggia. Gli unici dati disponibili sono quelli forniti da Actv (1 euro il biglietto d’imbarco).

A luglio 2017, per dire, da Chioggia Vigo a Pellestrina sono sbarcate 1.856 biciclette; dagli Alberoni a Santa Maria del mare, altre 1.687. «Questi però sono solo il 30% degli arrivi» conferma il presidente della municipalità, Danny Carella «un altro buon 70% viene sbarcato con i lancioni turistici a Ca’ Roman. Nei giorni di punta, si arriva facilmente ad almeno mille persone al giorno». Un terzo dei residenti totali, in un solo giorno.

Senza un punto informativo, con gli itinerari naturalistici indicati da qualche cartello, la pista ciclabile in fase di completamento, i due bagni pubblici da poco realizzati sono all’estremità sud dell’isola. Molti, in passato, hanno visto i turisti usare i servizi del cimitero per rinfrescarsi, entrare in chiesa o in mezzo alle abitazioni a petto nudo. L’unico presidio è una caserma dei carabinieri, il posto di polizia locale manca dal 2014.

«E poi qui non c’è tradizione turistica, viene vissuta come un’invasione. Serve una gestione dei flussi autonoma, calibrata, con maggior informazione e servizi», conclude Carella.

Per chi col settore ci lavora, il turismo è una benedizione. «Anche se noi riempiamo i tavoli soprattutto con i visitatori italiani», rivela un noto ristoratore dell’isola, «in tanti invece arrivano già col pranzo a sacco». La mancanza di strutture, aggiunge, rimane comunque un problema.

Un esempio? «Nel locale, spesso entrano comitive per andare in bagno. Perché non hanno alternative». Anche i trasporti ne risentono. Lo conferma Giacomo Scarpa: «Nelle ore di punta del weekend, gli autobus sono stracolmi. E i problemi si creano quando gli affollamenti coincidono con gli impegni lavorativi». —

Alcuni diritti riservati


 

Video del giorno

Le prove del Rigoletto alla Fenice, in scena dal 29 settembre

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi