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Processo Vazzoler, 40 mila euro bruciati in forno

L’intercettazione della fidanzata. Il dentista-faccendiere: «Basta contanti, non voglio fare la fine di Fabrizio Corona»

Cristina Genesin
2 minuti di lettura

JESOLO. Quarantamila euro andati letteralmente in fumo. E non è una metafora. Che seccatura quando Silvia Moro, la fidanzata 37enne trevigiana del dentista-faccendiere di Musile Alberto Vazzoler, avverte un forte odore di bruciato e vede uscire dal forno della cucina del fumo. Lo sfogo è via whatsapp con la sorella: «Mio Dio, volevo fare lo strudel, l’ho messo in forno e ho acceso il fuoco. Mi ero dimenticata che Alberto ci aveva nascosto 40 mila euro... tutti bruciati». E meno male che non le era venuto in mente di lavare i panni. Il superattico di Jesolo in piazza Drago (274 metri quadrati nella torre Mizar, oggi sequestrato) era foderato di soldi nascosti, sempre da Vazzoler, perfino nell’asciugatrice. Quell’incidente? Solo un piccolo disguido per Vazzoler, 59 anni , finito sotto inchiesta con la sua banda di riciclatori di danaro sfuggito alle maglie del fisco e al servizio dei grandi evasori internazionali. Ora si ritrova a processo (la compagna è ancora indagata).

Ieri terza udienza davanti al tribunale di Padova (presidente il giudice Nicoletta De Nardus) per il “cervello” dell’impresa criminale con un fatturato di almeno 110 milioni, una macchina ben oliata per macinare danaro (sporco) a palate. Senza fatica. Nella totale illegalità. Quello dei soldi bruciati è uno dei tanti episodi raccontati ieri dal tenente colonnello Vittorio Palmese, il comandante del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Padova che, con i suoi investigatori, ha messo ko il gruppo criminale operativo tra la Svizzera e l’Italia, una clientela proveniente da tutta Europa: un’indagine durata due anni e coordinata dal pm Roberto D’Angelo, pubblica accusa in aula. Palmese ha raccontato varie conversazioni intercettate.

È il 2 novembre 2016, Vazzoler e Moro sono bordo della loro Porsche Macan a Montecarlo. Lui: «Adesso facciamo tutto da Dubai, contanti non ne vorrei prendere più. Ci liberiamo anche di quelli che abbiamo a casa, troppo pericoloso... Ci teniamo quelli per vivere... Guarda Corona (Fabrizio Corona, l’ex re dei paparazzi) che fine ha fatto. Questi ti sorvegliano, ti seguono, sei rovinato. Già ho problemi, mi beccano anche con i contanti. Mi sono sempre difeso con intelligenza, se hai notato. Non mi è mai successo di avere accuse indifendibili». Silvia: «Perché loro (gli investigatori) sono sempre stati così cretini da riuscire a prenderti sono per un capello». Lui: «Non è facile da incul...». Lei ridendo: «... il Vazzoler. Però c’è gente che ha fatto meno di te ed è finita dentro». Lui: «Non avevano prove». Il problema del dentista-faccendiere? Far sparire contanti e fatture, ha precisato l’ufficiale.

15 novembre 2016. Vazzoler parla della Procura di Busto Arsizio, «una di quelle che arresta di più... sono tremendi, sono in gara con Milano... siccome è un piccolo paese, vogliono far vedere che sono più fighi. Per un filo non siamo stati arrestati... con la Elena (la coimputata Manganelli) ho rischiato il carcere tre volte quella volta lì, a Padova e a Lugano con Damiano (Albert Damiano coimputato)». Damiano – ha spiegato il tenente colonnello Palmese – era noto nel mercato ticinese come trasportatore di valuta: finì in carcere in Svizzera per 3 mesi.

Ma nella testa di Vazzoler è un incubo l’esempio di Corona arrestato per evasione fiscale, 2,6 milioni di euro trovati nascosti nel controsoffitto di una casa intestata a un prestanome. Non ha timori per le sue case, in particolare l’attico a Padova in piazza dei Frutti intestato alla sorella-prestanome Stefania Vazzoler di San Donà di Piave. È sicuro «al mille per mille. Non possono più toccarlo. Lei non ha evaso, io sono fuori da ogni problema. Il reato è estinto. Il Civile? Chi se ne frega, tanto non rispondo. Faccio una bella pernacchia a tutti, il grano me lo sono preso. Esco pulito e con il grano in tasca». —

Cristina Genesin

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