Grandi fondi immobiliari: cresce l’appetito per gli alberghi di Mestre

Il colosso tedesco Deka punta alle quattro strutture Mtk di via Ca’ Marcello. Gli americani di Tpg alla guida dei due ostelli già aperti con la controllata AO

MESTRE. Cresce l’appetito dei grandi fondi immobiliari di investimento sul nuovo distretto degli hotel e degli alberghi di via Ca’ Marcello, a Mestre. Nei mesi scorsi il fondo americano Tpg (Texas Pacific group) è subentrato all’imprenditore tedesco Michael Kluge nella proprietà dei due ostelli all’ingresso di via Ca’ Marcello, gestiti attraverso la controllata tedesca AO, gruppo con decine di ostelli gestiti in tutta Europa. E ora un altro colosso finanziario, il fondo tedesco Deka Immobilien ha messo gli occhi sui quattro alberghi realizzati dalla società austriaca Mtk, la cui inaugurazione è attesa per il prossimo 20 giugno.


IL FONDO Deka

I tedeschi di Deka sono tra i leader del settore immobiliare in Europa, proprietari di più di 500 immobili in 25 Paesi, per un valore di 36 miliardi di euro. Un colosso del settore che da poco si è affacciato anche sul difficile mercato italiano, con alcune operazioni di peso a Roma e in particolare a Milano, dove lo scorso marzo ha venduto a Coima sgr (il fondo che al Lido ha l’Excelsior e il Des Bains) per 135 milioni di euro la ex sede Telecom in via Pirelli, acquistando invece Palazzo Aporti. Nella mappa dei beni di proprietà di Deka potrebbe presto entrare anche Mestre, con via Ca’ Marcello, con l’acquisto delle quattro strutture ricettive realizzate da Mtk a Mestre. Era stato lo stesso fondo, due anni fa, ad annunciare la volontà di espandersi sul mercato italiano.



La trattativa

La società, contattata al quartiere generale di Francoforte, preferisce non commentare. Ma non smentisce. L’interesse di Deka a investire in città è confermato da più fonti e ammesso anche da Ivan Holler, l’uomo che per Mtk sta gestendo la partita alberghiera di Mestre, insieme allo studio di architettura Luciano Parenti, cantieri affidati alla Setten. Trattative riservate, in fase esplorativa. E comunque rinviate alla conclusione dei lavori. Anche se uomini di Deka sono già stati a visitare i lavori. «Non c’è nulla deciso», spiega l’imprenditore austriaco Holler, «ma se ci sarà una buona offerta valuteremo se accettarla. Prima però bisogna concludere i lavori». Anche perché ci sarebbero altri fondi, oltre a Deka e a Tpg (nella partita AO) con un fascicolo aperto su via Ca’ Marcello alla voce possibili acquisizioni. «Però mi lasci dire una cosa», spiega Holler, «se si sono mossi i tedeschi di Deka vuol dire che qui è stato fatto un buon lavoro, di qualità, che fa vedere al fondo tedesco la possibilità di guadagnarci».



CONTRATTI VENTENNALI

Del resto funziona spesso così nel settore alberghiero. C’è chi costruisce (Mtk), cerca e chiude i rapporti con le società di gestione alberghiera. Contratti decennali, in questo caso si parla di 20 anni, con le quattro società di cui, a Mestre, già da alcune settimane si possono vedere le insegne: Leonardo (brand europeo di Fattal, israeliani), Staycity (irlandesi), Wombat (austriaci) e Plateno 7 Days (cinesi). Poi, chiusa l’operazione, le società proponenti vendono l’immobile, incassando la plusvalenza. Valori che, per queste operazioni, sono nell’ordine di decine di milioni di euro. Liquidità a volte investita in altre operazioni.

Gli altri investimenti

Kluge, dopo aver ceduto i due ostelli al fondo Tpg, ha acquistato l’ex palazzo delle Poste, affacciato alla stazione ferroviaria, dove sorgeranno due torri, due alberghi. Mentre Mtk ha già presentato un’offerta per l’acquisto del terreno della società bassanese Immoarea (dove una volta era previsto il centro direzionale Venice Gate) a ridosso del palazzo dei sindacati, anch’esso già entrato nel mirino degli immobiliaristi. La destinazione d’uso della superficie Immoarea - sul quale erano previste due parallelepipedi a torre di 45 e 37 metri di altezza che avrebbero dovuto ospitare sessanta uffici - potrebbe cambiare da dirigenziale a ricettivo. La proposta Mtk è sul piatto della società, in liquidazione e in fase di ristrutturazione del debito. Tra i creditori anche il Comune: 222 mila euro di Imu (dal 2015 al 2018). —


 

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