Furto di ostie consacrate. Moraglia: è più grave di Notre Dame

I ladri hanno rubato nella chiesa di San Felice. Il patriarca ha commentato così la profanazione dell'Eucaristia 

VENEZIA. Furto sacrilego nella chiesa di San Felice a Cannaregio. Portate via anche le ostie consacrate. A scoprirlo domenica il parroco che lunedì mattina ha denunciato ai carabinieri.

Il patriarca Francesco Moraglia: "Il furto di particole è più grave del rogo di Notre Dame"

Il furto risale allo scorso sabato. I ladri, o meglio il ladro, sarebbe entrato in azione verso sera. E ha dimostrato di conoscere dove si muoveva e come trovare la chiave di un armadio che conteneva quello che di prezioso ci poteva essere in sacrestia. Il ladro ha preso l’ostensorio, la croce astile e il calice. E dal tabernacolo è stata rubata la pisside con le particole consacrate. Il ladro una volta entrato in sacrestia senza forzare la porta sapeva dove trovare la chiave dell’armadio dove erano riposti gli oggetti sacri.



Dopo il furto don Raffaele ha avvisato il Patriarca Francesco Moraglia che ha chiesto per ieri e oggi messe di riparazione precedute dall’adorazione eucaristica. Ieri, alla prima messa, era presente e l’ha presieduta il Patriarca.

Il valore degli oggetti rubati si aggira intorno ai 3mila euro. Ma quello che preoccupa maggiormente i sacerdoti e i parrocchiani è il furto delle particole. Cosa ne faranno i ladri? Saranno usate per celebrare delle messe nere? Sono domande che in parrocchia e in diocesi si fanno in queste ore. Un furto che avviene in piena Settimana Santa sembra una sfida alla comunità cristiana di San Felice.



A dicembre era toccato ai Santi Apostoli dove il ladro aveva cercato di rubare la sera della Vigilia, durante la messa di Natale. Ma gli è andata male. Anche in per quell’occasione non si sa come il ladro sia riuscito a entrare in sacrestia senza forzare la porta. La reazione di un sacerdote e di alcuni parrocchiani avevano fatto desistere il ladro che ha abbandonato la refurtiva. Sul furto sventato, c’è l’ombra della sparizione di una serie di chiavi della canonica e di altre abitazioni della zona. In chiesa si stava celebrando la messa di Natale. Il momento migliore per entrare in azione deve aver pensato il ladro, convinto di non trovare nessuno in sacrestia. Così, munito di zaino, è entrato nei locali della sacrestia, ha iniziato ad arraffare candelabri e vari pezzi di argento. Mentre era impegnato nella razzia, entra però nella stanza un sacerdote, arrivato per prelevare degli oggetti. Visto il ladro gli ha chiesto cosa stava facendo all’interno dell’edificio e nel contempo gli ha ordinato di lasciare tutto quello che aveva preso. Non avviene nulla di tutto questo. Il ladro, che aveva il volto parzialmente travisato, ha reagito e ha aggredito il sacerdote. Ne è nata una colluttazione che poteva continuare se non fossero intervenuti altri parrocchiani. A quel punto il ladro ha capito che le cose si stavano mettendo male per lui e ha deciso di scappare. —


 

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