Il conto croato con il tesoro di Galan svuotato dalla moglie di Venuti

Lo affermano le autorità di Zagabria: Farina era intestataria del deposito bancario nella filiale di Veneto Banka

MESTRE. Se le autorità croate non spiegheranno come ha prelevato i soldi dal conto Alessandra Farina, il famigerato tesoretto di Giancarlo Galan, sarà difficile recuperalo.

Oltre un milione e mezzo di euro svaniti nel nulla. Se da una parte, infatti, i croati hanno spiegato, con precisione svizzera come sono arrivati i soldi, oltre a dire che a chiudere il conto intestato alla moglie di Paolo Venuti è stata la stessa donna, non hanno aggiunto altro.

Lì dentro sono rimasti solo 2.000 euro. Poi i croati non hanno fornito altre informazioni.


La questione non è di poco conto. Il procuratore aggiunto di Venezia Stefano Ancilotto e la Guardia di Finanza insistono a dire che quel milione e mezzo di euro sono i soldi che Giancarlo Galan ha intascato con le mazzette prese per l’affaire Mose, mentre l’ex Presidente del Veneto sostiene che il tesoro non esista.

Se le autorità croate non collaborano maggiormente, di quei soldi l’Italia sentirà solo l’odore.

Un milione e mezzo, soldi che Giancarlo Galan avrebbe destinato alla figlia. Denaro che, invece, la moglie Sandra Persegato voleva investire.

Come utilizzare quei soldi aveva fatto anche discutere il commercialista Paolo Venuti e sua moglie.

Il commercialista condannato per riciclaggio voleva investire per conto della moglie di Galan in gelaterie in India, ma non lo ha fatto perché sua moglie Alessandra, a cui era intestato il conto, aveva detto no.

Perché lei aveva promesso all’ex esponente di Forza Italia, durante una cena in un ristorante di Arquà Petrarca, che i soldi sarebbero andati a sua figlia.

In quel momento, siamo nel 2014, né Galan e tantomeno la moglie conoscono la cifra esatta depositata nel conto corrente aperto alla Veneto Banka di Zagabria. Quando la Procura di Venezia chiede spiegazioni sui soldi finiti in Croazia le autorità locali spiegano che il denaro è arrivato attraverso alcuni bonifici eseguiti attraverso una banca Svizzera. In origine il conto si chiamava Memoria.

Era un cosiddetto “conto passante” dove transitavano i soldi in nero che i clienti dello studio Penso e Venuti, consegnavano ai commercialisti per riciclarli all’estero.

Gli inquirenti sono convinti, inoltre, che la pista di Dubai dove diversi clienti dello stesso studio hanno investito sul mercato immobiliare, non sia stata seguita per piazzare il tesoretto di Galan. Anche perché molti degli imprenditori veneti ci avevano rimesso più di qualche milione di euro. —


 

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