Uomo Vitruviano, il ministero ammette «Verifiche in corso per prestarlo al Louvre»

Il Mibac: non è una richiesta della Francia ma una nostra iniziativa per rinsaldare i rapporti con il Paese d’Oltralpe



Ebbene sì, la trattativa per riconsiderare il prestito dell’Uomo Vitruviano c’è.


Dopo la pubblicazione esclusiva della Nuova Venezia della mail inviata da Giovanni Panebianco, segretario generale del Mibac e direttore per avocazione delle Gallerie dell’Accademia, all’istituzione veneziana che dal 1822 custodisce il capolavoro di Leonardo, il ministero dei Beni culturali Alberto Bonisoli ammette che è in corso un approfondimenti per capire se l’opera possa essere prestata al Louvre. Smentisce invece che tale valutazione sia sta avviata da Panebianco senza il suo consenso. La richiesta sembra non provenire ufficialmente dalla Francia, ma l’Italia sa che sarebbe un dono apprezzato, in particolare in questo momento quando i rapporti tra i due Paesi sembrano meno tesi. Il consolidamento delle relazioni con i vicini francesi si deve in gran parte infatti a quanto stanno facendo Bonisoli e il suo staff.

Tuttavia nessuno sapeva che in questo contesto l’Italia stava riprovando a rimettere mano alla questione dell’Uomo Vitruviano, considerato uno dei beni più preziosi del patrimonio mondiale e, di conseguenza, un gioiello per quello veneziano. In autunno al Museo Louvre è infatti in programma una mostra sui cinquecento anni dalla morte di Leonardo, deceduto proprio in Francia, e senza l’Uomo Vitruviano alla celebrazione mancherebbe il pezzo forte. Così, dopo il pacato no ricevuto a ottobre, quando la direttrice in carica era Paola Marini, adesso, con il nuovo governo gialloverde, il nuovo ministro e il nuovo direttore, lo stesso governo ci sta riprovando.

Il Mibac cerca di sminuire la lettera, dicendo che in effetti si sta facendo una rivalutazione tecnica per cercare di verificare completamente se l’Uomo Vitruviano possa uscire. Tuttavia, sembra che il carteggio interno sia improvvisamente stato cancellato e rimangano soltanto alcuni documenti che provano comunque che il dialogo è in corso. Il Mibac ha spiegato che, nell’ambito della ricomposizione dei rapporti con la Francia, i tecnici stanno facendo una verifica per capire il no dello scorso ottobre e se ci sono le condizioni per spostare l’opera. Il ritorno sarebbe un’apertura della Francia a dare all’Italia tre opere di Raffaello. Il rifiuto sembra sia stato anche per una questione politica. All’epoca il governo gialloverde aveva considerato aria fritta l’accordo informale sullo scambio di opere tra Italia e Francia, avviato dal precedente ministro Dario Franceschini. Negli ultimi due mesi però il dialogo tra i due omologhi ministeri italiano e francese è ripreso e così l’interesse per il disegno. Le Gallerie dell’Accademia hanno inserito il capolavoro nel fondo principale del museo che consiste di 17 opere. Per il Codice dei Beni Culturali (articolo 66) queste opere non possono andare all’estero, se non con un atto che lo rimuova temporaneamente dal fondo. —



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