In millecinquecento per salvare l'ospedale di Venezia

Massiccia adesione allamanifestazione contro i tagli del piano della giunta Zaia. Cartoline di Veneziani “morti” per la mancanza di cure inviate al governatore

VENEZIA. Ottanta associazioni, migliaia di cittadini. Per dire «no» al declassamento dell’Ospedale civile. Manifestazione che si annuncia molto affollata, quella di stamattina in campo San Giovanni e Paolo.

Alle 11, davanti all’entrata dell’ospedale veneziano, striscioni e cartelli e alla fine un «Flash Mob», una foto per fa sapere al mondo come la Regione tratta il suo capoluogo.

Il flashmob dei "vivimorti" per salvare l'ospedale

«Una vergogna», dice Salvatore Lihard, sindacalista e portavoce del Movimento per la Difesa della sanità veneziana, «ci hanno messo al livello di un piccolo ospedale di provincia. Senza pensare che a Venezia oltre ai suoi abitanti, in gran parte anziani e bisognosi di servizi, molti abitanti nelle isole, lontanissime dall’ospedale all’Angelo, ci sono anche 30 milioni di turisti l’anno, eventi e convegni con personalità internazionali».

Oltre un migliaio di persone in difesa dell'ospedale di Venezia



Matteo Secchi, portavoce di Venessia. com, si è inventato l’efficace hashtag «Issomorti». Foto di veneziani «defunti», perché non sono riusciti ad arrivare in tempo all’ospedale all’Angelo. Tutte spedite al presidente della Regione Luca Zaia. Le schede della Regione hanno declassato l’Ospedale civile di Venezia. È diventato un piccolo «ospedale di base». «Non cambia nulla», dicono da palazzo Balbi. «Invece cambia, eccome, ribattono i comitati, «già adesso si fa fatica a trovare medici e primari di qualità che vengano a Venezia, per gli alti costi della città. In un prossimo futuro anche i finanziamenti saranno dirottati nelle strutture più importanti».

Alla protesta aderiscono tutti. Sindacati e movimenti, partiti di opposizione e di governo. Con il Pd e il Movimento Cinque Stelle, i socialisti e Rifondazione, Mdp e le Liste civiche. Con toni diversi anche il Consiglio comunale e la Municipalità chiedono con voto unanime alla Regione a guida leghista «garanzie sul Civile». Ci saranno stamattina anche le associazioni come 25 Aprile e Ambiente Venezia, Olivolo e Biri-Biri. Ma anche Italia Nostra e i Consumatori, Venezia Cambia, Generazione 90. Associazioni di categoria come Confartigianato Venezia, Ugo Bergamo e Gennaro Marotta.

«Un declino annunciato da tempo», dicono. Il comitato per la difesa della Sanità pubblica ricorda come già nel 2010 ci fu il primo tentativo della giunta regionale di declassare il Civile. «Non si tiene conto della specificità veneziana, delle difficoltà di spostamento: a Venezia non si può andare in ospedale di notte con la macchina. Se uno prova ad andare all’Angelo dalle isole non ci arriva. Vogliamo difendere il nostro ospedale». Una lettera è stata inviata anche ai 23 sindaci che fanno parte della Conferenza dall’Usl 3 Serenissima. «Oggi tutti piangono lacrime di coccodrillo», dice Lihard, «ma la colpa di essere arrivati a questo punto è anche loro, della politica. Non sono riusciti a mettersi d’accordo su una linea comune, e così la Regione ha tagliato». La causa, secondo qualche ex amministratore, è anche il fatto che in Consiglio regionale non ci siano rappresentanti veneziani. «La visuale dalla terraferma è diversa», dicono.

Così tutti si ritroveranno stamattina per la grande protesta. «Vogliamo una sanità pubblica che funzioni, la Regione torni sui suoi passi», dicono, «Siamo contenti che l’ospedale sia stato rimesso a nuovo e aperto alla cultura. Ma il livello della sanità veneziana non può essere declassato». —
 

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