Li rimprovera per la pipì, pestato a sangue

Il fatto avvenuto a San State. L'uomo è stato prima colpito con un pugno, poi seguito e riempito di botte fino a svenire

VENEZIA. Li ha colti di sorpresa mentre urinavano a pochi metri dal suo portone di casa. Gli ha chiesto di spostarsi, e tanto è bastato a far esplodere la loro furia. Pugni e calci in testa senza fermarsi nemmeno di fronte a una persona priva di sensi. Il bilancio parla di una microfrattura al cranio e cinque punti di sutura al volto. Ma, soprattutto, la sensazione di averla scampata.

È un pestaggio in piena regola, quello raccontato da un imprenditore sulla cinquantina residente a San Stae. I fatti risalgono a giovedì sera. L’uomo, veneziano, sta tornando a casa da lavoro. Sono circa le 20.40 quando entra nella casa dove risiede insieme alla moglie e ai figli. Si accorge subito che due ragazzi, tra i 25 e i 35 anni, stanno urinando a pochi centimetri dal suo portone di ingresso.

Decide così di soffermarsi a guardarli, per farsi notare nella speranza che se ne vadano. I due, invece, continuano imperterriti. Intima loro di spostarsi e allunga una mano verso uno dei due ragazzi, fino a toccarlo sulla spalla sinistra. È la miccia che fa degenerare la situazione. Racconta che uno dei due giovani inizia a rispondergli in malo modo: «No stame toccar», dice in dialetto, «come ti permetti». Parte subito un pugno. L’imprenditore veneziano inizia ad arretrare. Alle sue spalle, pochi passi dalla sua abitazione, c’è un hotel.

Entra nella hall, supera una prima porta a vetri e cerca di chiudere fuori i due aggressori. Non ci riesce. A quel punto, si dirige di corsa verso la reception. Chiede aiuto: «Chiamate la polizia», urla. Ormai in trappola e senza via di fuga, i due lo raggiungono. Iniziano a distruggere tutto ciò che gli capita a tiro.

«Mi è arrivata una pedata», sono gli ultimi ricordi, «l’ho bloccata e ho visto il complice che prendeva una bottiglia di vetro. Me l’ha spaccata in testa». Il cinquantenne perde i sensi.

Inutili le urla del portiere dell’albergo che in tutti i modi ha cercato di fermare i due aggressori. Quando riapre gli occhi, vede la guardia medica e i carabinieri. «Pensavo di essermi svegliato e di dover portare i bambini a scuola», racconta. Da lì, viene portato subito all’ospedale dove resta per 24 ore, fino a venerdì sera. Nella colluttazione, l’uomo ha riportato una commozione cerebrale, cinque punti in testa, microfrattura della calotta cerebrale e il viso tumefatto. I medici hanno preferito tenerlo sotto osservazione per accertarsi che non ci fossero danni cerebrali.

«Ai miei figli», spiega, «ho detto che sono caduto dalle scale, lo stesso a mia mamma per non farle prendere paura». Difficile darsi una spiegazione dell’accaduto, racconta il malcapitato. «Il portiere d’albergo», dice, «mi ha raccontato che a terra hanno continuato a prendermi a calci. Penso fossero in uno stato alterato, vista la violenza inaudita con cui hanno reagito».

L’uomo, prima di perdere i sensi, ha fatto in tempo a stamparsi nella mente i due volti. Ricorda che erano due ragazzi, tra i 25 e i 35 anni, uno di carnagione chiara e l’altro scura, e che parlavano dialetto veneziano.

Una prima denuncia dell’accaduto è stata sporta dall’albergo in questione, in zona San Stae, per i danni subiti durante il pestaggio. I carabinieri hanno già raccolto le testimonianze di quanti hanno assistito ai fatti e sono sulle tracce dei due giovani.

Un’altra segnalazione è arrivata dall’ospedale, dopo il ricovero. L’uomo, invece, ha sporto denuncia contro ignoti dopo essersi ripreso dalle ferite. «Mi considero fortunato», dice , «perché posso raccontarla. Non oso pensare cosa sarebbe successo se avessero avuto un coltello, o se fossero entrati in casa, con mia moglie e i miei figli». —




 

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