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«Ndrangheta, tanti professionisti coinvolti: una zona grigia preoccupante»

Michielli, presidente veneto di Federalberghi dopo le due inchieste: «Ma il Veneto resta una terrà di legalità e onestà. Tolleranza zero»

Giovanni Cagnassi
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VENEZIA. Una seconda ondata di arresti per ‘ndrangheta a distanza di un mese da quelli dei Casalesi che hanno scatenato un terremoto a Eraclea, oltretutto alle porte della stagione estiva che ha nella zone del mare la fonte della sua economia. Coinvolti professionisti, commercialisti di grido, gestori di strutture ricettive nel Veneziano.

Le indagini della Procura si spostano dal litorale, passato accuratamente al setaccio, all’entroterra veneziano e a Mestre svelando nuove trame e personaggi insospettabili fortemente implicati. Il presidente degli albergatori veneti, Marco Michielli, ai vertici di Federalberghi in regione, riflette su un’indagine che sembra non avere fine e che ogni giorno consente di ricostruire un sistema criminale diffuso e ben radicato.

Cosa pensa di quanto svelato dalle indagini della Procura antimafia di Venezia ?

«Concordo con il presidente Zaia quando dice che il Veneto è terra di legalità e onestà e la tolleranza è zero. Con ciò è oltremodo preoccupante quanto sta succedendo, prima con le indagini a Eraclea, adesso con la ‘ndrangheta. D’altro canto possiamo anche sentirci rassicurati dal lavoro della Procura che è davvero encomiabile. La preoccupazione però è grande e sembra quasi che la criminalità si sia divisa i territori, la camorra da una parte la ‘ndrangheta dall’altra».

Quale aspetto la preoccupa di più?

«C’è una zona grigia che emerge da queste indagini ed è il coinvolgimento di commercialisti, professionisti vari e società che in qualche modo erano collegati alla criminalità e all’illegalità diffusa traendone dei forti guadagni illeciti».

Avevate sentore di un certo sistema cosi’ allargato?

«Direi proprio di no. Il punto di partenza sembrano essere quegli imprenditori in difficoltà che si rivolgevano alla malavita per chiedere aiuto rimanendo poi invischiati senza più possibilità di uscirne. Chi si trovava in quelle condizioni non veniva a chiedere aiuto o a discutere con le associazioni di categoria e nemmeno si rivolgeva alle autorità pubbliche. E per questo motivo non è emerso nulla in tanti anni».

Cosa ci insegnano i risultati drammatici di queste indagini?

«Che dobbiamo tenere alta la guardia, stare attenti, controllare sempre. E dobbiamo avere massima fiducia nella magistratura che ha dimostrato di saper operare, così come le forze dell’ordine che devono avere tutto il nostro sostegno». —

Giovanni Cagnassi

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