Ricomincia la guerra dei lucchetti

Nuova rimozione dei pegni d'amore attaccati ai ponti dell'Anaconeta e Sant'Antonio. La moda lanciata da Moccia sembra non finire mai

VENEZIA. Riprende la “guerra” dei lucchetti dell’amore. Una sfida senza fine, con il Comune che, periodicamente, prova a rimuoverli dai ponti, sempre più numerosi in città, su cui le coppie di innamorati in visita a Venezia li collocano. E con altri in arrivo, che, passato un po’ di tempo, li riattaccano. E si ricomincia da capo.

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Decine di lucchetti sono stati rimossi ieri dalle ringhiere dei ponti dell’Anconeta e di San Antonio, lungo la direttrice della Strada Nuova. L’intervento è stato effettuato dagli operatori di Insula nell’ambito dei lavori di manutenzione urbana. «Siamo in una città unica al mondo», ha commentato l’assessore al Turismo Paola Mar, «e chi rovina i ponti della città attaccando lucchetti di varie fogge e dimensioni, dimostra mancanza di educazione. Proprio per questo l’Amministrazione comunale con la campagna #EnjoyRespectVenezia sta compiendo un’azione di sensibilizzazione per far capire l’importanza del rispetto della città, che va conservata, protetta e non danneggiata».



Le attività hanno riguardato anche la pulizia delle rive pubbliche e delle gradinate di accesso ai rii.

I lavori hanno avuto il via in rio Novo e proseguiranno con il rio dei Tre Ponti e di Santa Maria Maggiore. Sempre ieri è iniziata un’attività di l’eliminazione delle erbe infestanti sui ponti in muratura: le erbacce sono state tolte manualmente dalle fiancate e dagli altri elementi del ponte, compresi gli interstizi e le armille.

Ma, tornando ai lucchetti dell’amore, a partire dagli anni Duemila la moda di attaccarli ai ponti ha letteralmente invaso le città italiane.

Merito, soprattutto, di un romanzo rosa di Federico Moccia, “Tre metri sopra il cielo”, del 1992, dal quale nel 2004 è stato tratto l'omonimo film, dove i protagonisti attaccavano il loro lucchetto al romano Ponte Milvio. Da allora migliaia di coppiette hanno lasciato il segno del loro amore su ponti e monumenti, proprio con un lucchetto e Venezia, città romantica per eccellenza e abbondantemente fornita di ponti, è diventata l’habitat naturale dei lucchetti colorati con i nomi delle coppie che sigillano così il loro pegno d’amore.

E non è servito il deterrente di una multa da 50 euro prevista dal regolamento di polizia urbana anche a Venezia per chi è colto in flagrante. Si è parzialmente riusciti a “liberare” dai lucchetti il ponte dell’Accademia - dove se ne erano accumulati migliaia, diventando il luogo deputato per il “rito” - grazie all’installazione di nuovi corrimano più spessi, che rendono quasi impossibile l’ “aggancio”. In compenso il fenomeno è diventato “diffuso”, estendendosi praticamente a quasi tutti i principali ponti cittadini. È nato - e non poteva essere diversamente - in una città come Venezia dove l’abusivismo turistico è un business fiorente - anche una “rete” capillare di ambulanti dei lucchetti dell’amore che, come i venditori abusivi di grano in Piazza San Marco, sono pronti a fornire la “merce” a chi ne è sprovvisto. Un business che, nonostante le periodiche rimozioni dei lucchetti, continua evidentemente a prosperare. Per questo estirpare il fenomeno diventa ormai un’impresa quasi impossibile. Il “rito” del lucchetto d’amore è evidentemente ormai entrato nell’immaginario collettivo delle giovani copie che arrivano a Venezia, già preparate a eseguirlo o pronte, su richiesta, a farsene contagiare. E per questo le rimozioni del Comune, pur utili e necessarie, rischiano di continuare a tempo indeterminato. —

Enrico Tantucci

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