Volontari in presidio per salvare la mimosa di via Cappuccina

L’iniziativa delle associazioni con la comunità bengalese per difendere l’albero, di solito saccheggiato per l’8 Marzo 

MESTRE. Guardie giurate a difesa dell’albero di mimosa di via Cappuccina. Quest’anno i cittadini hanno deciso di passare alle maniere “forti” per non dover assistere all’ennesimo sacco delle mimose ricresciute rigogliose frutto dello splendido albero che si trova in via Cappuccina, poco dopo il parcheggio di piazzale Da Vinci.

Le associazioni Mestre Mia e Amicoalbero, sollecitate dai cittadini, hanno contattato una società di vigilanza privata, la Cds (Costantini Divisione Sicurezza), che da oggi all’8 marzo sorveglierà costantemente la pianta per evitare che ambulanti strappino i rami nottetempo per poi rivenderli a bordo strada in occasione della Festa della Donna.

«Lo faremo a titolo gratuito», conferma Elio Costantini titolare della Cds, «abito nelle vicinanze, vederla depredata per scopi commerciali dispiace e siccome tutti vogliamo ammirarla anche dopo l’8 marzo, abbiamo deciso di proteggerla». L’agenzia di sorveglianza non svela (per ovvie ragioni) tutti i segreti del mestiere, se sarà presente in divisa o in borghese, ma l’obiettivo è difendere l’albero e cogliere in flagranza chi si avvicina per strapparne anche solo un ramoscello. Presenti Andrea Sperandio per Mestre Mia, che ha spiegato i dettagli del progetto di difesa della mimosa, Roberta Vasselli, Carla Bellenzier e Francesco Brunello di Amicoalbero, Kamrul Syed, della comunità bengalese.


Le associazioni faranno «compagnia all’albero di mimosa», ha precisato Sperandio, alla stregua degli anni passati. Ci ritroveremo qui con un banchetto e offriremo una fetta di dolce ai presenti e un tè caldo per scaldarci». Il resto lo faranno le guardie giurate. «Sarebbe bello che il sindaco», aggiunge Sperandio, «comprendesse le ragioni della nostra battaglia in difesa della mimosa e ne piantasse, magari, qualcuna di nuova».

Roberta Vasselli ha ripercorso la storia dell’albero, ricordando la fatica di residenti e associazioni per difenderlo senza alcun risultato, perché l’anno passato, come quelli precedenti, il saccheggio della mimosa si era consumato non appena sparito il presidio. «Vogliamo sensibilizzare i cittadini e chi si macchia di questa devastazione ricordando a tutti che l'albero è bene pubblico», ha aggiungo Maria Laura Faccini (Mestre Mia).

«Ci sono, inoltre, fioristi che operano in modo legale, perciò saccheggiare la pianta è anche un atto improprio anche dal punto di vista morale». Da qui l’invito ad acquistare le mimose dai venditori in regola. Kamrul Syed ha assicurato per parte sua la sensibilizzazione della comunità bengalese che vive nel quadrante di via Cappuccina, assicurando la partecipazione al presidio. «Tutti gli abitanti devono amare quest’albero e ricordare quanta fatica ci vuole perché cresca rigoglioso». «Forse gli uomini», ha aggiunto Carla Bellenzier, «possono dimostrarci che ci vogliono bene anche in un altro modo. La mimosa dovrebbe essere passata di moda, regalateci piuttosto cioccolatini». —

Marta Artico

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