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La doppia vita di Claudia, custode dei segreti di camorra fedele a Donadio

Claudia Zennaro, per la Procura Antimafia una donna dalla doppia vita

La Zennaro ha iniziato a raccontare la sua verità ai magistrati. Potrebbe essere la svolta dell’inchiesta

ERACLEA. Claudia Zennaro, 39 anni di Noventa di Piave, non era solo l’impiegata di una delle tante ditte del clan Donadio. Secondo l’indagine, di Luciano Donadio la donna sarebbe stata l’impiegata di fiducia e per un periodo anche l’amante.

Prima al gip e poi al pm, Claudia ha raccontato la sua verità sull’ultimo periodo di rapporti con i Casalesi. Ma solo per quello che le viene contestato.


Sia il sostituto procuratore antimafia Roberto Terzo e gli inquirenti sono convinti che Claudia possa essere il grimaldello per aprire lo scrigno dei Casalesi nel Veneto Orientale. È custode di parecchi segreti e da lei si possono avere mille conferme alle accuse mosse dalla Procura ai camorristi.



Scrive il gip Marta Paccagnella nell’atto di accusa: «Non si può che condividere l'affermazione del pm, desumibile dai risultati delle indagini, inerente l’evidente importanza del ruolo svolto da Claudia Zennaro “per il buon funzionamento del sistema imprenditoriale gestito dal sodalizio mafioso... in particolare i reati in materia di false fatture, truffe all’Erario e agli enti previdenziali fornendo un apporto costante, efficace e consapevole”.

Sempre stando all’indagine, la segretaria di San Donà, quindi, sarebbe importante nell’architettare i sistemi per procurare documentazione falsa che serva a confezionare truffe milionarie. Un ingranaggio fondamentale nella macchina del riciclo.

Donna energica e disinvolta quando si confronta con il boss, questo fin dall’inizio. Con l’intelligenza criminale e la capacità che serve al “sodalizio” per trasformare in milioni puliti i soldi che puzzano di usura e racket. Luciano Donadio l’avrebbe scelta più per questo che per la sua avvenenza, quando decide di nominarla sua segretaria particolare. Anche se non va dimenticato che Donadio è sensibile al fascino femminile, tanto di avere “intima amicizia” con altre due donne, sue dipendenti e finite nell’inchiesta e arrestate per associazione mafiosa.



Di certo Claudia Zennaro ha una marcia in più rispetto alle altre e descrivendo il rapporto tra il boss e la segretaria, il gip nelle motivazioni per l’arresto scrive: «... E l’intima confidenza con esso l’ha portata, inevitabilmente, a condividere la gran parte delle iniziative criminali ideate dal sodalizio, a dare il suo apporto e spesso anche i suoi consigli tecnici; ... la sua profonda conoscenza della situazione contabile e amministrativa delle varie società le ha consentito di fornire ai dirigenti del sodalizio i suggerimenti più appropriati per porre in essere le varie frodi contabili e documentali al fine di far “quadrare” i bilanci e le scritture contabili per dar loro una parvenza di plausibilità».

A un certo punto Claudia lascia la ditta di Donadio per la quale lavora. Ma non il gruppo mafioso. Continua al sua vita di donna impegnata anche nella quotidianità: dai corsi di arti marziali, alla palestra e alla famiglia. All’apparenza tutto normale e chi la incontra mica immagina il ruolo che avrebbe raggiunto nel clan dei Casalesi di Eraclea. È fondamentale l’immagine della famiglia normale a cui appartiene. Serve per mettere il timbro di insospettabilità sulla Zennaro. Del resto è lo stesso Donadio che vuole la prerogativa dell’ «appartenenza ad una famiglia di qua», quando deve assumere le sue segretarie particolari.

Quando l’azienda in cui era assunta Zennaro fallisce e viene chiusa, lei trova un altro lavoro. Ma non abbandona di certo i Casalesi. La gip Paccagnella ricostruisce così quel periodo: «... Ha anche la piena consapevolezza del metodo mafioso praticato dal sodalizio criminale... un consapevole e volontario ingresso della donna nell’associazione criminale confermato dal fatto che la Zennaro continua, a tutt’oggi, a svolgere il suo incarico all’interno del sodalizio mafioso anche dopo avere trovato, nell’estate del 2014, un impiego in una azienda di consulenza fiscale e tributaria. Questa affectio societatis viene pienamente riconosciuta dai sodali, che la ritengono parte del sodalizio... Quando deve essere scelto il successore della Zennaro nell’incarico di segretario collaboratore del Donadio il quale, per essere all’altezza della stessa Zennaro deve avere, fra i requisiti “morali” l’essere “di famiglia” ed avere assoluta riservatezza sulle attività che gli sono demandate per non farli arrestare».

Ora Claudia Zennaro ha scelto di iniziare a raccontare la sua verità riguardo a una parte delle accuse che vengono mosse. Si tratta dell’ultimo periodo, quando lei aveva cambiato lavoro e, secondo la Procura e la gip Paccagnella, avrebbe continuato ad essere organica ai Casalesi. Lei nega questo rapporto. Per il resto aspetta di leggere tutto quello che è stato raccolto in anni di indagini. —


 

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