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Osellino senz’acqua, mille barche in secca: «Nove chilometri di asta da pulire»

«Sempre più urgente garantire la navigabilità del canale. La Regione mantenga le promesse e metta le risorse»

MESTRE. Barche in secca, non si esce in laguna. Le maree dei primi mesi dell’anno accentuano un problema decennale per le centinaia di persone che hanno la barca lungo l’asta dell’Osellino, nel tratto che dal manufatto Alle Rotte si allunga verso la foce e dunque lambisce Campalto, Villaggio laguna, per poi arrivare a Tessera. Ieri dal Ponte del Passo, si vedeva una lunga fila di barche in secca, tanto che come spesso accade, nessuno è riuscito a uscire in laguna, neanche mettendoci tutto l’impegno del mondo o escogitando stratagemmi di sorta. Dalla poca acqua che c’era, spuntava un po’ di tutto: dai detriti ai rottami.

«La navigabilità nel tratto di Osellino in questione è un grosso problema» commenta Lionello Pellizzer (Pd Campalto), «l’urgenza di scavare i fondali, pulire i 9 chilometri di asta fluviale dove ricordo che sono ormeggiate un migliaio di imbarcazioni è fondamentale, anche se ci sono le maree, questo si sa. L’Osellino ha una valenza ambientale importantissima in quanto sbocco in laguna, ma anche in relazione alla sicurezza idraulica». Prosegue: «Le rive in alcuni tratti sono deteriorate, urge la loro ricostituzione e lo scavo del canale per ripristinare la navigabilità». Non solo: «C’è anche un problema di decoro: serve un regolamento comunale che metta ordine e imponga delle regole alle barche ancorate, speriamo che la Regione trovi le risorse per finanziare tutti i progetti».

«Il problema esiste» ragiona Pino Sartori del Gruppo per la salvaguardia dell’Ambiente La Salsola, che conta 250 soci, quasi tutti possessori di posto barca, «ci siamo battuti perché fosse rivisto il vecchio progetto di riqualificazione dell’Osellino, adesso partirà il primo lotto dei lavoro che vale oltre cinque milioni di euro, poi pian piano si arriverà fino alla foce, nei prossimi anni dovremo verificare che la Regione mantenga la promessa e metta di volta in volta le poste a bilancio, nella speranza che si faccia in fretta». Nel frattempo i campaltini e tutti coloro i quali sono abituati a utilizzare quotidianamente il barchino devono continuare a portare pazienza.

«Il progetto che doveva includere l’escavo del canale prevede due diverse tranche» commenta Tito Pamio dell’associazione canoistica Arcobaleno, «per ora i soldi ci sono solo per la prima parte, il nostro tratto dovrà attendere». Pamio però, rilancia un tema più volte portato all’attenzione degli amministratori, quello di aprire il canale a Campalto: «Chi ha le barche lungo l’asta o esce a Tessera o a San Giuliano, se fosse aperto un barco a Campalto, anche in due punti, si eviterebbero grossi problemi e liti di sorta».
 

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