Truffa dei diamanti in 30 hanno investito dai 30 ai 60 mila euro

I risparmiatori di San Donà, Fossalta, Jesolo ed Eraclea  si erano fidati delle banche che facevano da intermediarie

VENEZIA. Non solo vip, ma anche semplici risparmiatori del Veneto orientale coinvolti nella truffa dei diamanti. Avevano investito tra i 30 e i 60 mila euro. Per alcuni erano i risparmi di una vita, altri avevano investito la liquidazione. Una trentina tra San Donà, Fossalta di Piave, Jesolo ed Eraclea. Ora si sono rivolti allo studio legale dell’avvocato Alessandro Filippi, fondatore del Network Lexhub (con sedi a San Donà, Padova e Milano) esperto in materia di diritto finanziario.

I truffati credevano in un investimento sicuro perché si fidavano del rapporto che avevano con i funzionari di banca, ma le pietre venivano vendute fino al triplo del costo reale.


Per diverse posizioni il legale è già riuscito a trovare un’intesa con la banca che ha restituito integralmente l’intero capitale investito, ma per altre a seguito del fallimento nel gennaio 2019 di Idb, la strada è ancora in salita. Infatti entro l’8 marzo 2019 chi ancora non ha ottenuto il ristoro deve presentare l’istanza di insinuazione al passivo, mentre per chi ha lasciato i diamanti in custodia all’intermediario deve effettuare una domanda di rivendica.



«Le banche coinvolte», spiega il legale, «che vendevano i diamanti delle due società Intermarket Diamond Businnes (Idb) e la Diamond Privat Investment (Dpi) sono Bpm, Unicredit, Intesa San Paolo, Mps e Banca Aletti. Queste banche offrivano l’acquisto di diamanti a un prezzo 3 volte superiore al valore di listino, assicurando a clienti che sarebbe stato un affare. In realtà, si trattava di prezzi gonfiati e nettamente superiori agli indici internazionali».

«Il 19 febbraio scorso», prosegue il legale, «la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo per oltre 700 milioni di euro a carico delle due società e delle cinque banche citate. I sequestri sono stati eseguiti nell’ambito di un’inchiesta aperta due anni fa dalla Procura di Milano per fatti che vanno dal 2012 al 2016. I reati contestati sono truffa aggravata, autoriciclaggio, corruzione tra privati. Indagate circa 70 persone, anche manager e i vertici delle società. L’Antitrust nel novembre del 2017 ha multato con una sanzione di 15 milioni di euro le due società venditrici di diamanti Idb e Dpi e quattro istituti di credito italiani che fungevano da intermediari». Si legge: ha ritenuto «gravemente ingannevoli ed omissive le modalità di offerta dei diamanti». Le banche e le società avevano presentato ricorso al Tar del Lazio contro la sentenza, ma nel novembre 2018 il Tribunale ha confermato sentenza e sanzioni.

L’avvocato Filippi sottolinea l’importanza degli ultimi provvedimenti e sequestri e promette battaglia su tutta la questione, a tutela dei truffati. —


 

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