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Anche San Marco all’asta: il “vincolo di funzione” è una strada per salvarla

L’Agenzia del Demanio annuncia bandi pubblici per il rinnovo delle concessioni A Napoli il soprintendente Ricciardi ha salvato così lo storico Caffé Gambrinus

Alberto Vitucci
2 minuti di lettura

Venezia. Le attività storiche di Piazza San Marco all'asta

VENEZIA. Una città all’asta. Palazzi, isole, negozi, ex uffici e vecchi ospedali, caserme dismesse. Adesso anche la piazza San Marco. Le concessioni per i negozi e i Caffé storici sono in scadenza, e il Demanio annuncia che quei beni saranno messi all’asta. Andranno a chi offre di più. Al posto del Florian potrebbe aprire un negozio di souvenir o un take away. Proteste e indignazione da tutto il mondo. Ma l’iter non si ferma. Eppure rallentare la valanga forse è possibile. Ce l’ha fatta qualche anno fa l’ex soprintendente veneziano Livio Ricciardi, scomparso qualche anno fa.

Nella sua città, Napoli, dove era soprintendente, era riuscito a bloccare lo sfratto dello storico Caffè Gambrinus di piazza Plebiscito. Invocando il «vincolo di funzione» e richiamandosi alla legge 1089 del 1939, ancora oggi in vigore. Cos’è il vincolo di funzione? Il ministero dei Beni cultuali e per esso le soprintendenze possono vincolare non soltanto l’edificio, per impedirne trasformazioni edilizie. Ma anche le sue «funzioni». Nel caso del Gambrinus, l’edificio di proprietà demaniale e gestito dalla Provincia rappresentava una tradizione per l’intera città. Grazie al vincolo imposto dalla Soprintendenza le banche avevano dovuto rinunciare al loro progetto di espansione nei locali dello storico Caffé. «Allora», ricorda il figlio di Ricciardi, Alessandro, «un’intera città è ripartita intorno al suo Caffé storico».



Una procedura che potrebbe essere applicata anche a Venezia. Dove l’alienazione di beni pubblici sta assumendo una velocità impressionante. «Chi offre di più» e ha disponibilità di capitali e contanti spesso riesce a entrare in possesso di beni comuni che la collettività in questo modo perde per sempre. È il caso di molte isole della laguna, dell’ex Ospedale al Mare, di palazzi diventati alberghi, ultimo quello del Catasto in Riva del Vin, ma anche quello della Commissione Tributaria a Santa Marina, palazzi di proprietà comunale.

La legge del 1939, all’articolo 11 comma 2 prescrive anche che «Le cose medesime non possono essere adibite ad usi non compatibili con il loro carattere storico od artistico, oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione o integrità».



Nel caso di piazza San Marco la messa sul mercato dei negozi e dei Caffé storici porterebbe a conseguenze disastrose. Lo ripetono da tempo commercianti ed esercenti dell’Associazione, che fanno appello alla politica. Le attività a rischio sotto le Procuratìe sono una ventina. Otto negozi avranno la concessione che scade nei primi mesi del 2020, tra cui la galleria Ravagnan, il negozio di merletti Martinuzzi, la gioielleria Giordani. Ma la minaccia grava anche su i locali del Caffé Florian e del Chioggia, le gioiellerie Nardi e Tokatzian, la vetreria Pauly, la sede della Compagnia della Vela. Procuratie e Palazzo reale sono anch’esse di proprietà del Demanio. Che qualche anno fa ha costituito una società per la «valorizzazione del patrimonio dello Stato». Le aste sono diventate globali. Non c’è più l’albo pretorio, ma il web comunica le opportunità in tempo reale in tutto il mondo. «Il rischio che questi luoghi finiscano in mano a multinazionali straniere e grandi gruppi è reale», denunciano allarmati i titolari delle attività storiche e l’Associazione di piazza San Marco.

Comune e Regione hanno espresso adesso la loro disponibilità ad «aprire un tavolo». Ma occorre tutelare non soltanto le attività commerciali ma l’uso storico degli spazi e dei negozi delle Procuratìe. Insomma, la loro «funzione». Nei locali delle Procuratìe Nuove il Caffé Florian è ospitato dal 1720. Forse il più antico del mondo, ritrovo di intellettuali e artisti da tre secoli. «Non dovrà succedere», avvertono le associazioni per la Tutela dei Beni culturali, «che diventi come alcune parti delle Mercerie e di San Marco. La Piazza, insomma, non è vincolata solo per i suoi monumenti. Ma anche per le sue «funzioni». —
 

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