Mirco Mestre, il "delfino" del centrodestra. La Procura: "Eletto grazie alla camorra"

Gli arrestati. Avvocato, 41 anni, erede di una famiglia attiva nella distribuzione di bibite lungo tutto il litorale. Eletto a capo della lista civica "Eraclea si cambia", è considerato il pupillo dell'ex sindaco Graziano Teso, che ora è in giunta come vicesindaco

ERACLEA. Uno dei nomi più importamnti tra gli arrestato nella maxioperazione in corso in queste ore nel Veneto orientale è certamente quello di Mirco Mestre è un brillante avvocato con studio legale a San Donà. 43 anni, sposato, due figli, rampollo di una famiglia che ha un'impresa di distribuzione bevande molto conosciuta a Eraclea.
 
Due anni fa l'elezione a sindaco di Eraclea, grazie a una civica denominata “lista Eraclea si Cambia”.
È stato scelto dal centrodestra che aveva in Graziano Teso, ex sindaco, il punto di riferimento. 
Teso ha comunque continuato nell'attività politica e amministrativa, tanto che è ora vice sindaco a fianco di Mestre, che viene considerato il suo pupillo politico. 
Su di lui il centrodestra si era spaccato. Prima aveva infatti scelto Mestre, poi la triade Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega, aveva scelto Gianni Cerchier. Ma Mestre si era posizionato comunque in zona centrodestra, puntando molto su due slogan: rottura con le amministrazioni del passato e sicurezza.
 
Proprio il tema della sicurezza, di facile presa sull'elettorato, era stato il cavallo di battaglia del candidato, tanto da farlo inserire al primo posto del programma. Poi la cosiddetta "lotta ai partiti", tanto che aveva dichiarato e fatto stampare il motto: "Non sono un politico, Eraclea merita di meglio". Il terzo slogan di facile presa sull'elettorato era stato quello del "sostegno al lavoro e alle realtà produttive del territorio".
 
Nel 2016 le elezioni amministrative: contro Mestre (appoggiato dal centrodestra locale), c'erano Giorgio Talon con una sua civica vicina al Pd, e Gianni Cerchier, appoggiato da Forza Italia e Lega ufficiali.
 
Per poter vincere Mestre sollecitò, tramite Emanuele Zamuner, Luciano Donadio (il boss arrestato), per ottenere voti. Al boss Mestre ha promesso favori, tra cui lo spianamento dell'iter amministrativo di una centrale a biogas chiesta da Donadio. Una volta ottenuta la promessa dell'appoggio Mestre, tramite Zamuner, ha fatto avere a Donadio l'elenco dei candidati consiglieri da appoggiare.
 
Mestre vinse per pochissimi voti: 81. Ma secondo la Procura, 100 erano stati quelli assicuratigli dalla camorra "in cambio di favori su istanze amministrative presentate da società controllate da uomini del sodalizio criminale".
 
Un vero e proprio voto di scambio dunque, che Mestre aveva riservatamente sollecitato e si cui è stato il beneficiario. Un'operazione di cui ora bisognerà trovare il regista.
 
 

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