Casinò, 28 milioni da restituire e il Comune cerca una via d’uscita

Martedì riunione con i legali della società e l'assessore Zuin: «Studiamo tutte le ipotesi, dal ricorso alla rateizzazione»

VENEZIA. «Non abbiamo ancora preso una decisione su come muoverci, visto che è una situazione del tutto nuova. Stiamo ancora valutando con i nostri legali tutte le possibilità, da quella di un eventuale ricorso alla possibilità di rateizzare e con che modalità, la somma dovuta».

È giustamente prudente l’assessore al Bilancio Michele Zuin sulla delicata questione dalla sentenza emessa dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti che impone al Casinò di restituire a Ca’ Farsetti oltre 28 milioni e 600 mila euro, in base alla verifica periodica sui bilanci delle aziende pubbliche.



Una vicenda che risale a oltre sei anni fa, quando, nel 2012, la società della casa da gioco non versò al Comune questa somma, riferita agli incassi dei mesi di luglio, agosto e settembre, in base a un accordo tra le parti, ratificato da una delibera dell’assemblea dei soci di Cmv, per permetterle di operare in un periodo di difficoltà economiche.

La Procura contesta il fatto che l’accordo non sia stato ratificato da una delibera della Giunta e successivamente del Consiglio comunale e che in base alla convenzione stipulata con la casa da gioco il Comune doveva comunque incassare quelle somme e poi trasmetterle al Casinò il 75 per cento, come prevede la convenzione stipulata con il Comune, che trattiene per sé solo un quarto degli incassi.

Secondo la sentenza della Corte dei Conti, che ora mette in seria difficoltà Comune e Casinò, la convenzione «non prevede alcuna sospensione dell’obbligo di riversare le somme riscosse», «neppure con il consenso del concessionario».

La Procura, da parte sua, ha fatto capire che una rateizzazione del dovuto sarebbe comunque possibile, anche perché altrimenti per il Casinò sarebbe il dissesto, ma il problema resta. Il Comune e la casa da gioco devono perciò valutare se ci siano gli estremi per ricorrere in appello, oppure trovare una soluzione, concordata con la magistratura contabile, che non metta in difficoltà il Casinò.

L’ironia della sorte è che questa vicenda, che risale tra l’altro a un’altra amministrazione comunale, quella guidata da Giorgio Orsoni e che vedeva invece alla presidenza della casa da gioco Massimo Miani, arriva in un momento tutto sommato felice per le casse del Casinò, che dovrebbe chiudere in utile per il secondo anno consecutivo il suo bilancio e che ha incassato nel 2018 oltre 97,5 milioni di euro, con una crescita di quasi l’8 per cento rispetto al 2017 e un incremento di quasi 7 milioni di euro. Dati però non sufficienti a mettere la società al riparo da una richiesta di restituzione al Comune di quasi 30 milioni di euro.

Soldi che il Comune doveva comunque recuperare nel tempo, ma con una tempistica che non è quella ora imposta dalla Corte dei Conti. Si tratta ora di trovare una soluzione percorribile, perché non è ipotizzabile il dissesto finanziario della casa da gioco - proprio ora che comincia a rimettersi in piedi - per un debito dovuto comunque al soggetto - lo stesso Comune - che ne controlla già interamente la proprietà. Certamente la questione rischia però di complicare tutto le operazioni di investimento che lo stesso Comune aveva già annunciato per l’ulteriore rilancio del Casinò. a cominciare da quelli sulla sede di Ca’ Noghera. —
 

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