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Marco Polo, il businessman che credeva al Mercato di Rialto

Un documento del 1317 trovato nell’Archivio Storico dal prof Luca Molà attesta la donazione di 400 ducati per il commercio nell'area realtina

Vera Mantengoli
2 minuti di lettura
Marco Polo 

VENEZIA. Se Marco Polo potesse dire la sua di sicuro farebbe qualsiasi cosa pur di salvare il Mercato di Rialto. Lo attesta un documento di settecento anni, sopravvissuto fino a noi e arrivato al momento giusto per la città.

Il più famoso uomo d’affari veneziano aveva fiuto da vendere tanto che, il 2 settembre 1317, presta 400 ducati a tale Johannes Naia proprio per investirli nel commercio dell’area dove girava il business. Per non essere scambiato per un usuraio chiede indietro una percentuale dopo un anno in base ai profitti dell’attività.

La storia è raccontata nel documento scoperto all’Archivio di Stato dal veneziano Luca Molà, classe 1962, professore di Storia del Rinascimento all’Università di Warwick.

«È stato un puro caso» racconta il docente che sostiene la proposta di un museo del Mercato di Rialto nel Palazzetto delle Pescherie appena restaurato «Stavo consultando la documentazione medievale e in una miscellanea di documenti anonimi è spuntato questo». Molà da quando ha 19 anni frequenta assiduamente gli archivi e ormai legge senza nessuna difficoltà i testi: «Quando ho letto il nome ho avuto un sussulto» prosegue «Poi ho controllato e non risulta che sia mai stato scoperto. Non so come sia finito in mezzo a quei documenti, ma sappiamo ora che Marco Polo investì una somma elevata di soldi. All’epoca uno schiavo costava 40 ducati, lui ne presta 400».

Per Venezia questo documento arriva in un momento cruciale per la città e per il Mercato di Rialto, in crisi da mesi. Lo scorso luglio, proprio La Nuova Venezia aveva dato notizia della svendita dei banchi del pesce, offerti a 40 mila euro, quasi un quinto del valore che avevano negli anni Ottanta. La notizia aveva fatto il giro del mondo, tanto che operatori del Mercato, associazioni (dal Gruppo 25Aprile a Rialto Novo, passando per Venessia.com) e veneziani, si erano dati da fare.

I risultati sembra si stiano raccogliendo ora e il documento arriva come un incoraggiamento. Sono tre le occasioni che lo vedranno protagonista. Il primo febbraio all’Ateneo Veneto Molà ne parlerà insieme a Donatella Calabi, docente di Storia della Città e Paolo Morachiello, docente di Storia dell’Architettura, entrambi professori all’Università Iuav. «Da veneziano e da studioso anche di Marco Polo» continua Molà «Trovo che sia necessario rivitalizzare l’area e credo che Rialto Novo con le 4.000 firme raccolte e gli operatori del Mercato abbiano fatto un grandissimo lavoro».

Il secondo appuntamento, ancora in corso di organizzazione, sarà una piccola mostra della durata di un fine settimana, che si terrà all’Archivio di Stato e che presenterà i documenti disponibili fino ad adesso sul Mercato di Rialto.

Il terzo appuntamento, quello che sta vedendo a raccolta una fetta grande di città, è la speranza che la loggia del Palazzetto della Pescheria diventi davvero il Museo del Mercato di Rialto. L’edificio è di proprietà del Comune, ma gestito dai Musei Civici con i quali è in corso un dialogo. La disponibilità del sindaco c’è e anche quella di commercianti dell’area, come Iginio Mascari, e del mondo universitario, da Iuav a Ca’ Foscari, e delle scuole, come, per esempio, l’Istituto Barbarigo. Ora c’è anche il documento del veneziano per eccellenza che ci ricorda di non lasciare morire il Mercato di Rialto. —

 

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