Sit-in per Maila, grida di rabbia «Massacrata, galera a vita»

Numerosi gli striscioni di amici e attivisti dell’associazione Altea affissi ieri davanti alla casa dove Natalino Boscolo Zemello ha assassinato la moglie

CAVARZERE. «Galera a vita», «Maila sei tutti noi», «Eragastolo, no ai domiciliari», «L’hai massacrata, galera a vita», «Basta femminicidio».

Sono queste alcuni degli striscioni che sono stati appesi dagli amici e dagli attivisti dell’associazione Altea ieri a Cavarzere sulla porta della casa in cui è stata assassinata a botte, bastonate e coltellate lo scorso 8 agosto Maila Beccarello, dal marito Natalino Boscolo Zemello.


A protestare c’erano in prima fila in viale della Regina al civico 13, le zie Loretta Favaron, sorella della mamma di Maila, e Monica Beccarello sorella del papà. «Quel bastardo deve pagare», ha detto le lacrime Loretta Favaron, «ha colpito Maila, l’ha uccisa massacrata. Il male che ha fatto è allucinante. Deve cambiare la legge. Per chi, come Maila e tante donne che non hanno la forza di denunciare devono essere prese in considerazione le denunce che arrivano da un parente da degli amici. E la gente che stava intorno?».



«Possibile», continua a dire Favaron, «che nessuno ha sentito e che nessuno ha visto quello che è successo? Deve essere fatta “La legge di Maila” una legge fatta per quelle non riescono, e non hanno la forza di parlare. Ho interessato anche i parlamentari. Qualcosa va fatto al più presto».

Determinata anche la zia Monica. «Appena abbiamo saputo che c’è la possibilità che la Corte di Cassazione martedì prossimo conceda gli arresti domiciliari a Natalino Boscolo Zemello», spiega , «ci siamo subito mobilitati. Per questi fatti non possono e non devono essere concessi gli arresti domiciliari. Non deve essere concessa nemmeno la possibilità per questi delitti efferati di poter accedere al rito abbreviato che permette uno sconto della pena fino a un terzo. Questa persona deve pagare per tutto il male che ha fatto Maila, si era legata a lui perché sentiva la necessità di avere una figura maschile di riferimento nella sua vita e lui l’ha riempita di botte e maltrattata continuamente. Le rendeva la vita impossibile. Faremo di tutto perché paghi fino in fondo per quello che ha fatto».

Davanti alla casa di Maila c’erano anche la referente dell’associazione locale Anti Violenza Andrea Macovei, l’assessore comunale Andrea Orlandin e l’ex sindaco di Adria Massimo Barbujani.

Va ricordato che nei giorni scorsi il pm Stefano Buccini ha chiuso le indagini per omicidio volontario aggravato, contestando a Boscolo Zemello diverse aggravanti fra cui la crudeltà.

Amici e parenti hanno ricordato come Zemello, che è anche un pregiudicato, di fatto fosse un nullafacente che viveva sostanzialmente sulle spalle della moglie.

La famiglia di Maila ha incaricato un legale per portare avanti la battaglia come parte civile nel processo che sarà fatto.

Intanto ieri sera l’associazione Altea con il gruppo di amici di Maila si è recata davanti il carcere di Venezia e ha appeso fuori dal portone del penitenziario un chiaro striscione in cui si chiede la massima condanna per Natalino Boscolo Zemello. —


 

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