Jesolo, la targa sulle foibe innesca lo scontro tra associazioni e mondo politico

La contesa è sulla data riportata. Anpi: «Decisa insieme». Per FdI si tratta di revisionismo: vogliamo un chiarimento 

JESOLO. Doveva essere un monumento per unire, ma a Jesolo l’argomento foibe continua a provocare profonde divisioni. Le associazioni dei combattenti riunite in AssoArma hanno commissionato al noto scultore jesolano Gianni Dalla Mora un’opera dedicata ai martiri delle foibe, già posizionata nella omonima via alle spalle di piazza Aurora, ufficialmente inaugurato il 10 febbraio, Giorno del Ricordo.

Un monumento condiviso inizialmente con l’Anpi e il presidente Roberto Ambrosin, il quale ha proposto e ottenuto la targa con le date 1920-1945 per riunire idealmente tutti i martiri degli infoibamenti e delle vessazioni ai confini, anche nella prima guerra, anche vittime tra le fila partigiane e di altri movimenti, e non solo quelli che la storia più recente attribuisce solo alla barbarie dei partigiani titini e al comunismo.


Sono giunte le proteste di vari esponenti politici, in particolare di FdI, che paventano un movimento “revisionista”, e contestano le date. Poi Daniele Bison, ex assessore e ultimo consigliere Msi, che ha inaugurato la via dedicata ai Martiri delle Foibe, è insorto: «Ben venga un monumento che valorizzi il ricordo dei Martiri delle Foibe, orgoglioso di averlo portato avanti, spesso solo e deriso. Chi fino a poco tempo fa negava addirittura l’esistenza delle foibe, impedendo anche solo di parlarne, eviti di strumentalizzare una tragedia che merita solo rispetto e silenzio».

L’Anpi non è d’accordo: «Abbiamo deciso congiuntamente con le 11 associazioni di apporre sul monumento la data 1920 –1945, sottoscrivendo un documento, perché il monumento deve essere un ricordo dei tragici eventi accaduti nei confini orientali, non solo gli ultimi perpetrati dai “titini” nel 43/45, ma anche quelli iniziali perpetrati dal fascismo a partire del 1920, meno noti: foibe, campi di internamento. Non bisogna dimenticare il discorso che fece Mussolini a Pola agli inizi del 1920, quando ha definito il popolo slavo un popolo inferiore da soggiogare , e poi l’incendio del “Narodni dom”, casa delle associazioni slovene, a Trieste il 13 luglio 1920. È notorio che il 10 Febbraio, “giorno del ricordo”, istituito con una leggina voluta da Violante-Fini, è diventata una data simbolo sulla quale la destra estrema ha posato il cappello.

Se la decisione dovesse essere di togliere la data noi dell’Anpi ne prenderemo atto, ma prenderemo atto anche di una sudditanza del Coordinamento e del suo presidente nei confronti di qualche gruppo politico».

Lucas Pavanetto, consigliere comunale e nel coordinamento provinciale FdI, non è d’accordo: «La Storia dice che le Foibe continuarono anche oltre il 1945, mentre del 1920 non vi è traccia. Chiediamo al sindaco un chiarimento che meritano le molte Associazioni, la Comunità Istriano-Dalmata e soprattutto i figli e i nipoti degli infoibati. Non vorremmo che ancora una volta, per accontentare tutte le parti dell’amministrazione, fosse fatto l’ennesimo e offensivo strafalcione storico che nulla a che vedere con un vero Ricordo».

Il presidente di AssoArma, Franco Pavan conferma che la targa verrà tolta in accordo con l’associazione degli esuli istriani e dalmati: «Inizialmente non ci abbiamo pensato troppo alla data, la politica non ci interessa e comunque ora riteniamo che non abbia senso apporla anche in accordo con le associazioni». —


 

Video del giorno

Addio Tuono Pettinato, sui social il ricordo di colleghi e fan: "Eri uno dei buoni"

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi