Moto ondoso, crolli e danni Riva Schiavoni transennata

L’area dove attraccano i Gran Turismo mostra segni evidenti. Pietra d’Istria spezzata, masegni che sprofondano. «Chi paga i danni provocati dal traffico? 



La foto, inviata da un lettore, vale più di mille parole. Documenta il grave degrado di Riva degli Schiavoni. La «passeggiata più bella del mondo» da cui si gode la visione del bacino San Marco, della Salute, dell’isola di San Giorgia. Visione oggi occlusa da file di Gran Turismo e transenne metalliche che delimitano gli accessi ai pontili. Una parte della pavimentazione in masegni è sprofondata, con voragini sott’acqua e avallamenti in superficie. Crepe larghe qualche centimetro tra le pietre, danni alla pavimentazione diventata un percorso a ostacoli. «Situazione di grande degrado», denuncia Emilio Vianello, «proprio nella parte di Riva dove ormeggiano decine di Gran Turismo provenienti dal Tronchetto e dalla Marittima. Ci sono danni evidenti, e adesso chi paga per sistemare quelle rive oltraggiate? Ci siamo rivolti al Comune ma non è successo nulla». La responsabilità dei danni secondo gli abitanti è chiaramente delle onde e del moto ondoso, che in estate non dà tregua. Grandi navi che passano spostando centinaia di migliaia di tonnellate d’acqua.- Gran Turismo e piccole imbarcazioni, taxi e vaporetti del servizio pubblico. Ferite continue alle fondazioni. Azione erosiva dell’acqua che pian piano demolisce le congiunzioni tra i mattoni e la pietra, provocando crolli a catena. Pochi metri più in là un altro danno provocato dai moto ondoso. Blocchi di pietra d’Istria spezzati e in parte transennati con scotch bianco e rosso. Colpi terribili inferti da onde e traffico non sempre controllato.


Pietra d’Istria spezzata anche nel rio della Ca’ di Dio, che le piccole barche faticano a imboccare provenienti da San marco. Colpa del traffico ormai eccessivo», denunciano gli abitanti, «Onda zero ha dato qualche risultato, nel senso che le barche andavano un po’ più piano qui davanti. Ma sono troppe». Si invocano provvedimenti che possano ridurre in qualche modo i passaggi. Cominciando dai «mezzi pesanti». Per non parlare delle grandi navi che pur procedendo al minimo trainate dai rimorchiatori spostano a ogni passaggio quasi centomila tonnellate di acqua.

Danni denunciati da anni dai cittadini. Che hanno provocato crolli a catena. Uno è quello all’angolo con il rio della Pietà. Riva che ha ceduto, e adesso il Provveditorato alle Opere pubbliche ha affidato i lavori di restauro e ripristino al Consorzio Venezia Nuova e alla ditta Renzo Rossi. Si stanno riparando due tratti di Riva degli Schiavoni, tra l’angolo di rio della Pietà e il tratto fronte bacino San Marco tra il ponte del Sepolcro e il ponte della Ca’ di Dio. Proprio le aree flagellate in stagione dalle onde prodotte dai mezzi carichi di turisti. Situazione drammatica, che non riguarda soltanto le acque demaniali dove la competenza è del Provveditorato e della Capitaneria di porto. Ma anche i canali interni. Con rive che crollano, voragini prodotte dalla restìa, cioè dalle onde in condizioni di bassa marea, come in questi giorni.

«Colpa del traffico non regolamentato», denuncia un gondoliere, «ogni giorno che passiamo di là la situazione si vede peggiorata. I turisti ci chiedono perché succede questo e perché non ci sono delle limitazioni. Non sappiamo cosa rispondere». —



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