Giustizia zoppa: manca la carta, auto di servizio senza benzina

Finiti i fondi ministeriali a disposizione, fogli contingentati. La presidente Marini: «Il governo dia le priorità». Penalisti in sciopero contro la legge-spazzacorrotti: «Dissennato populismo»  

VENEZIA. Una risma di carta per giudice, con la raccomandazione di farla durare fino a marzo. È la paradossale situazione della giustizia veneziana, dove i fogli sono contati uno a uno e contingentati ben più di qualsiasi prudente utilizzo di carta.

Al Tribunale di Venezia - conferma il dirigente amministrativo Giampaolo Berto - sono, infatti, finiti da tempo i 7 mila euro che il ministero aveva stanziato per la carta. Davanti all’incalzare di richieste per rimpinguare il fondo, il ministero ha concesso solo 2 mila euro e altri non arriveranno fino a primavera: così ai giudici per le indagini preliminari è stata consegnata una risma a testa, 500 fogli da utilizzare con il contagocce, anche se non si tratta certo di far brutte copie o disegnetti, ma ordinanze e sentenze. Le cancellerie ne avranno due.

Di più, la giustizia veneziana è anche senza benzina. Lo denuncia la presidente della Corte d’Appello Ines Marini: «La macchina della giustizia per funzionare ha bisogno di fondi, altrimenti non può funzionare bene. Il governo deve decidere quali sono le priorità, ma a quel punto non si può però accusare la giustizia di allontanare gli investitori e far calare il Pil».

Già, perché se già dal 2014 ciascun tribunale ha solo una macchina, ora sono finiti i fondi per farle il pieno, quando l’auto serve per spostare migliaia di fascicoli nelle aule d’udienza o in archivio, per permettere ai pm di muoversi per interrogatori o i processi.

Quotidiane difficoltà burocratiche per la gestione della giustizia veneziana, che ieri si è per altro fermata per lo sciopero degli avvocati penalisti: garantite solo udienze con detenuti.

Avvocati in sciopero

Le Camere Penali protestano contro il cosiddetto disegno di legge “spazzacorrotti” e , in particolare, contro l’emendamento che blocca i termini di prescrizione alla sentenza di primo grado, sine die.

All’immediato coro di proteste, il ministro Bonafede aveva risposto promettendo di accompagnare il provvedimento con una riforma della macchina della giustizia che garantisse tempi certi dei processi.

Invece, sul decreto “spazzacorrotti” il governo ha posto la fiducia al Senato e ora tornerà alla Camera per l’approvazione definitiva, mentre di più personale e mezzi per la giustizia non vi è traccia.

Per la Camera Penale Veneziana - che ieri ha volantinato e informato i passanti al Ponte della Costituzione - si tratta di «un vero e proprio attentato ai valori fondamentali del giusto ed equo processo penale».

«Evidente l’obiettivo perseguito», sostiene l’Unione Camere Penali, «un dissennato giustizialismo populista pur nella consapevolezza dell’essere quel disegno di legge, in più parti, in violazione di fondamentali principi costituzionali. Non solo sulla prescrizione, ma per la previsione di pene accessorie che sopravvivono alla sospensione condizionale, al patteggiamento e addirittura alla riabilitazione, o per la previsione dell’uso indiscriminato delle intercettazioni ambientali mediante Trojan horse».

Grido d’allarme compatto, che ieri e oggi ha bloccato le udienze, confidando in un ripensamento del governo e nell’intervento del presidente della Repubblica. —
 

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