Gli studenti ricreano Villa Widmann per poterla curare

Dall’istituto “8 Marzo-Lorenz” i rilievi tridimensionali del gioiello architettonico, usati droni e sistemi informatici

MIRANO. «Io mi sono occupato della parte fotografica», racconta Marco, «in particolare degli esterni e del giardino. Sono soddisfatto: abbiamo visto come si lavora». «Io mi sono dedicato al rilievo delle stanze e dei prospetti», aggiunge Cesare, « è stato bello mettere in pratica quello che abbiamo studiato».

Marco e Cesare sono ex alunni del corso CAT (costruzione, ambiente e territorio) dell’Istituto “8 Marzo-K.Lorenz”. La scorsa primavera, insieme ai loro compagni, si sono impegnati in un lavoro per la Città metropolitana. Un progetto ambizioso: un rilievo architettonico e topografico di villa Widmann Rezzonico di Mira, una vera e propria schedatura di uno dei gioielli del Veneto.

Gli studenti hanno riprodotto, grazie a strumenti informatici e droni, la struttura della villa: i prospetti, le sezioni, le stanze. Hanno schedato tutte le piante del giardino e con il drone hanno ricostruito tridimensionalmente l’edificio.

Insomma, hanno realizzato una rappresentazione grafica della villa composta da foto, disegni, modelli 3D e arricchita di tutta un serie di informazioni sui particolari degli interni e degli esterni.

Il lavoro è stato consegnato ieri al consigliere metropolitano Massimo Calzavara. Il lavoro prodotto dagli studenti è un archivio di dati prezioso e potrà essere usato, ad esempio, per pianificare la manutenzione della villa. «È un progetto che porta in sinergia la scuola con il mondo della Città metropolitana», ha detto Calzavara, «i ragazzi hanno dato un contributo fattivo per il miglioramento delle nostre strutture».

Da anni l’indirizzo CAT realizza rilievi architettonici di strutture del territorio. «Con le nuove tecnologie come i droni e l’analisi per punti, si riesce a fare un lavoro di alto livello che coinvolge i ragazzi che fanno un’alternanza scuola-lavoro guidata», ha spiegato Roberta Gasparini, dirigente scolastico dell’Istituto.

Un’esperienza che porta risultati ottimi anche con ragazzi che a volte sono insofferenti nello stare sempre in classe, ha concluso il prof. Maurizio Barco: «Uscire da scuola, lavorare, vedere che quello che insegniamo non è solo teoria, voci, parole ma qualcosa che si concretizza realmente, è importante per gli studenti». —


 

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