«Regolamento per soli uomini» Le opposizioni all’attacco

Il Consiglio comunale approva le nuove regole. Non si parlerà più di 4 minuti, divieto di replica al discorso del sindaco, cariche declinate solo al maschile

VENEZIa. Non è un proprio bavaglio. Migliorato da alcune proposte ed emendamenti. Ma per le opposizioni è pur sempre una «brutta pagina». Interventi dei consiglieri non superiori ai 4 minuti, divieto di replica quando parla il sindaco.

E addio alle differenze di genere. Il nuovo regolamento del Consiglio comunale è stato approvato ieri a Ca’ Loredan. Muro contro muro. 22 voti a favore da Lista Brugnaro, Lega, civiche e Forza Italia. 12 contrari (Pd, Cinquestelle e Lista Casson). «Uno strumento per migliorare l’operatività del Consiglio», dice la maggioranza.

«Troppe cose non vanno», protestano le opposizioni. Che ieri, al termine dei lavori del Consiglio, hanno organizzato una conferenza stampa comune. «Abbiamo fatto un buon lavoro insieme, con tutte le opposizioni», commenta il vicepresidente Giovanni Pelizzato (Lista Casson), «poteva essere un testo innovativo, invece è uno strumento retrogrado».


«Il primo punto è la riduzione degli interventi da 5 a 4 minuti. «In nessun comune d’Italia succede», protesta il consigliere del Pd Emanuele Rosteghin. E aggiunge: «Un altro punto preoccupante è quello che il sindaco può relazionare ma il dibattito non ci deve essere. Succedeva già in questa tornata amministrativa. Ma adesso è codificato.

Significa che il luogo deputato a discutere viene impedito nella sua funzione. Noi vogliamo discutere, e ci auguriamo che il sindaco venga più spesso in Consiglio». Protestano le donne dell’opposizione per quella che definiscono «una retromarcia culturale». Cioè l’obbligo di chiamare i rappresentanti istituzionali al maschile. Niente più consigliera o «la presidente».

E la proposta è venuta dalla presidente del Consiglio Ermelinda Damiano. Un aspetto che fa imbufalire le donne che sull’articolo e la parità di genere hanno lottato per anni. L’emendamento che rimetteva le cose come prima non è stato accolto dalla maggioranza fucsia. «Un regolamento per soli uomini», protesta Elena La Rocca (M5s). «E gli assessori in questo modo possono parlare finché vogliono, i consiglieri hanno un limite. Non va». «Si tolgono spazi alla discussione democratica», denuncia Sara Visman dei Cinquestelle.

Soddisfatti invece i consiglieri di opposizione per l’approvazione di alcuni emendamenti. Uno riguarda l’articolo che consentiva alla Conferenza dei capigruppo di bloccare il dibattito – e dunque la presentazione di emendamenti e mozioni – con decisione a maggioranza. Il cosiddetto «effetto canguro». «Si potrà soltanto nei casi in cui il provvedimento abbia una scadenza», dicono.

Accolte anche le proposte di modifica sul comma che vietava la discussione su argomenti non accompagnati da «provvedimenti amministrativi». «Venezia è città del mondo», hanno ribadito i consiglieri.

Una possibilità data ai portatori di handicap: su richiesta delle associazioni il dibattito potrà essere tradotto per i sordomuti nella lingua dei segni.

Altra proposta accolta, quella di registrare il dibattito delle commissioni e metterlo a disposizione sul sito del Comune.

Ma il punto più controverso è quello della mancata «parità di genere». «Un passo indietro vergognoso», dice Monica Sambo del Partito Democratico, «dalla fine degli anni Ottanta il Parlamento raccomanda il rispetto di questa regola di civiltà. Adesso dopo trent’anni si torna indietro. E a Venezia scopriamo che la presidente donna si chiama «il presidente». —


 

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