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Conetta, dalla coop sotto inchiesta alla marcia, come un modello diventò il problema

L'ex caserma per quattro anni è stata al centro delle cronache e teatro di battaglie, sofferenze, proteste, incomprensioni. Troppi migranti in un paese piccolissimo e un centro di accoglienza mai accettato  

CONETTA. Giorno dopo giorno Conetta si sta svuotando, ma per capire come mai il paesino è finito negli ultimi anni al centro delle cronache italiane, bisogna fare qualche passo indietro.

Nel 2014 l’idea del Governo è infatti quella di spalmare equamente su tutto il territorio i migliaia di migranti che arrivano sui barconi dall’Africa, alla ricerca di una vita migliore.


La strategia, ideata tra il 2014 e 2015 e approvata in quel periodo nelle conferenze Stato Regione anche con l’ok dell’Anci, è quella di distribuire le persone in ogni Comune d’Italia. Il calcolo di quanti migranti si decide in base al numero di abitanti.

Inoltre viene tenuta in considerazione anche la partecipazione di enti e cooperative che propongono una sede privata, partecipando al bando delle Prefetture. Insomma, il Governo inizialmente ha fiducia che il modello di accoglienza diffusa possa attecchire.

Tuttavia la risposta dei cittadini e dei Comuni non è in linea con le previsioni. I migranti fanno paura, i sindaci non li vogliono, gli enti privati non sono poi così tanti.

La questione inizia ad assumere un certo rilievo, in particolare perché molti comuni del Veneto si rifiutano di accoglierli, andando contro la decisione di Roma.

A questo punto inizia la ricerca dello Stato di un luogo demaniale dove collocare le persone che comunque continuano ad arrivare, come previsto dalla strategia nazionale. I primi immobili che vengono presi in considerazione sono gli ex edifici militari, come la Caserma Serena a Treviso o quella di Bagnoli, in provincia di Padova.

A Venezia la situazione si complica. Molte località di mare si oppongono all’arrivo dei migranti perché sostengono che possano mettere in crisi la stagione turistica. Non bastano le parole dell’allora prefetto Domenica Cuttaia che ricorda che se ognuno fa la propria parte i numeri non sono insostenibili. Su 44 Comuni della provincia di Venezia soltanto in 17 accolgono i migranti. Il cerchio si stringe sempre di più e si ricorre agli hub. Rimangono la ex base militare Ca’ Bianca a Chioggia e la ex missilistica di Conetta che potrebbe ospitare 430 persone. Prima degli hub a Cona sarebbero stati previsti 10 migranti.

A quel punto, nell’estate del 2015, il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson si oppone in tutti i modi al trasferimento dei migranti. Il paesino di Conetta (197 abitanti), frazione di Cona, con 2900 abitanti, diventa l’unica ipotesi concreta. Il sindaco Alberto Panfilio è contrario, ma non ci sono alternative. Roma ha deciso che quella base può contenere i migranti.

La cooperativa che si aggiudica il bando della Prefettura per la gestione è la Ecofficina Educational (poi Edeco) che non riuscirà a tranquillizzare mai gli abitanti. I problemi iniziano da subito, soprattutto perché i migranti vengono “parcheggiati” lì sempre di più e il paesino si sente invaso e non è preparato. Anche i migranti protestano: le condizioni igieniche sono disperate, non funzionano le docce, il cibo è di qualità scadente e quando inizia la stagione fredda il riscaldamento non va. La convivenza non è facile neppure tra loro. Non sono rari episodi di risse tra etnie. Iniziano le proteste interne alla base ed esterne, il sindaco Panfilio si sente impotente, ma continua a denunciare la situazione disperata.

A marzo 2016 sono 550, poi 700 e a luglio con un picco di 1600 persone che poi si stabilizzerà su 1400 fisse. L’atmosfera è sempre più tesa. Cona è sui giornali di tutta Italia come esempio della difficoltà del progetto di integrazione. Il 2 gennaio 2017 la bomba a orologeria esplode con la morte dell’ivoriana Sandrine Bakayoko. La giovane di 25 anni sta manifestando con gli altri migranti che urlavano la loro rabbia aggrappati ai cancelli. Basta, non ce la fanno più, vogliono andarsene. Sandrine si stacca per pochi attimi dal gruppo, va in bagno e viene colta da un malore.

La sua morte è la goccia che fa ulteriormente traboccare il vaso. Quella notte i migranti spaccano tavoli e “tengono in ostaggio” 25 operatori della cooperativa. Dopo un’estenuante giornata l’ex questore Angelo Sanna riporta la calma, ma la svolta arriva con il lavoro del nuovo prefetto Carlo Boffi.

La rivolta dei migranti e la morte di Sandrine aprono due inchieste. Iniziano le indagini, una della Procura di Padova su come Edeco gestisce Cona e altre hub (inchiesta chiusa) e una della Procura di Venezia specifica su Cona (inchiesta ancora aperta) che fotografa un quadro allarmante di cattiva gestione.

L’ultimo tassello della storia è la marcia del novembre 2017 che vede uniti il sindaco Panfilio e i migranti, l’uno per chiedere la chiusura e gli altri lo spostamento. Durante la marcia muore investito Traore Salif, ivoriano di 35 anni. in questi giorni il dialogo con le autorità è fitto e continuo. I migranti non vogliono tornare a Conetta.

Lo faranno solo quando Boffi dirà loro che così perderanno il diritto di accoglienza. Il prefetto rassicura loro che verranno piano piano spostati. Solo qualcuno se ne va. Gli altri ci credono e attendono. Fino a oggi. —

Vera Mantengoli

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