Via Gobbi, due chilometri costati sessanta milioni. La cronaca di un pasticcio annunciato

Una strada invocata a lungo ma nel frattempo diventata marginale. E che sta creando molti problemi

MESTRE. Cronaca di un «pasticcio» annunciato. Almeno è quanto sostiene la saggezza popolare, quei pensionati che qualcuno sui social prende in giro perché passano il tempo ad osservare i lavori. Lo scorso inverno, precisamente a fine anno, quando nello stesso identico punto di via Gobbi - la lunghissima strada che congiunge Campalto a Favaro - si formò dal nulla una voragine in corrispondenza del mega sottopasso in corso di costruzione, fu un residente-eroe che prontamente spostò un grosso cassone dei rifiuti davanti al cedimento, evitando che un autobus della linea pubblica ci finisse dentro con tutti i passeggeri. Se il 2017 non si chiuse in tragedia, Anas lo deve a quell’abitante e a un dipendente del panificio Pavan che accorse contemporaneamente.

Quattro volte l’asfalto ha ceduto, ma in mezzo ci stanno altri piccoli cedimenti che non hanno avuto gli onori delle cronache. La cornice all’interno della quale si innesta la chiusura della strada, sono i lavori di realizzazione del by-pass di Campalto, anche chiamata via Orlanda bis, strada che quando fu progettata doveva servire a sgravare la via Orlanda dal traffico di attraversamento diretto all’Aeroporto e a Jesolo. Allora, però, vent’anni fa, era l’epoca in cui si contavano i morti, in cui passavano a decine i camion di barbabietole in mezzo al paese e in cui i residenti protestavano bloccando la strada e distendendosi per terra. Successivamente lo scenario è cambiato: è stato aperto il Passante di Mestre, la regionale 14 è diventata una strada ad alto scorrimento, Veneto Strade ha sistemato tutti gli incroci, l’ultimo aperto qualche giorno fa. A quel punto il By-Pass è sembrato non fosse più necessario, specialmente per i costi che continuavano a lievitare. Il comitato “By-Pass” ha fatto di tutto per osteggiare l’opera, definita «inutile e costosa»: 2,2 chilometri di strada al prezzo di 57 milioni di euro, quasi 25 a chilometro, diverse rotatorie e un super sottopasso nel cantiere del quale si sono verificati due grossi incidenti sul lavoro, che agli abitanti non piaceva per nulla. E proprio in corrispondenza di quel sottopasso, continuano ad aprirsi delle buche, un po’ come se l’asfalto fosse fatto di pasta frolla.


A fine agosto, però, sempre gli stessi pensionati braccia conserte davanti al cantiere (e i tanti automobilisti), hanno assistito a un altro fenomeno altrettanto strano. Non più buche, ma il formarsi di un avvallamento sempre più importante, tanto che oggi il dislivello tra il dosso e la carreggiata è di mezzo metro. E’ stato chiesto di porre della segnaletica per evitare che qualcuno si facesse male. La Municipalità ha fatto sapere che la ditta che svolge i lavori per conto di Anas avrebbe acquistato i cartelli di “attenzione dosso”. La spiegazione data era che quell’avvallamento sarebbe stato dovuto alle iniezioni di cemento per rafforzare la zona sottostante dove nascerà il sottopasso, tanto da provocare il rialzamento della carreggiata. Sta di fatto che nonostante le gettate di cemento, i monitoraggi e le rassicurazioni, sull’asfalto sono tornate a formarsi delle crepe e gli abitanti scuotono la testa. Il compianto consigliere Giorgio Ragazzoni, mancato a giugno, sul By Pass di Campalto ha scritto interrogazioni, interpellanze, esposti, interi fascicoli conservati nel suo archivio in via Tiburtina. L'ultima volta era sotto la pioggia, a spiegare che lui forse non ci sarebbe stato, ma che le buche si sarebbero riformate.
 

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