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Mose, paratoie bloccate a Treporti. «Troppa sabbia sul fondo»

Cinque anni dopo l’inaugurazione il sistema è ancora pieno di inconvenienti. Le dighe non sono allineate. E i costi di manutenzione rimangono altissimi

TREPORTI. Paratoie bloccate a Treporti. Cinque anni dopo la posa, due anni dopo la prima «movimentazione» fallita per l’eccesso di detriti e sedimenti, le paratoie della barriera di Lido Nord, le più vicine a Punta Sabbioni, sono ancora sollevate dal fondo e non sono mai tornate nei loro alloggiamenti. Lo hanno scoperto i sub che lavorano alla manutenzione, e la situazione è stata confermata da un sopralluogo effettuato nelle ultime ore. Il sistema dunque non è «a livello», come dovrebbe essere da progetto. Problemi di detriti e sabbia che si sono infilati tra i cassoni della base e le paratoie in metallo. Lo si era visto subito quel giorno di due anni fa quando il sistema era stato sollevato per la prima volta. Al momento di essere riempite d’acqua per tornare in fondo alla laguna tre, paratoie non erano rientrate. Situazione «anomala» che perdura ancora oggi.

Le criticità


Il problema è ben presente ai tecnici e agli amministratori straordinari che governano il Consorzio dopo lo scandalo Mose del 2014. In un dossier inviato al ministero, il commissario Giuseppe Fiengo segnalava lo scorso anno «dieci criticità» da risolvere. Al punto 2 si parla proprio della manutenzione e dell’invasione dei sedimenti nel sistema. «Una quantità superiore al previsto», si legge nella relazione stesa dal professor Enrico Foti dell’Università di Catania, «che riguarda circa un quarto di barriera, circa 100 metri». Per risolvere il guaio sarà necessario, propone il professore, «pulire gli allloggiamenti e rimuovere i sedimenti con frequenza superiore a quella di progetto». Costo dell’operazione, mai avviata, nove milioni di euro.



I fanghi

Un altro dei problemi che bloccano la manutenzione è quello dei costi per la rimozione dei «fanghi». In realtà si tratta di sabbia, non inquinata e abbastanza pulita. Ma in base a un protocollo del 1993 quei materiali vanno prelevati, portati in discarica e ripuliti. Costi altissimi, forse non giustificati. Così i commissari hanno richiesto una revisione del protocollo. Che consentirebbe di abbattere almeno in parte i costi per la manutenzione.

Soprattutto nella parte Nord del varco di Treporti è stata riscontrata una grande quantità di materiale depositato nei cassoni. Detriti, alghe, tronchi e sedimenti trasportati dalla corrente, la cui velocità è ulteriormente aumentata dopo lo scavo dei canali e la costruzione dell’isola artificiale.

Così, mentre verso San Nicolò procedono le operazioni per la posa delle ultime paratoie, a Treporti ci si interroga su cosa succederà il giorno del prossimo «esperimento». Sedimenti, incrostazioni già evidenti in alcune parti delle cerniere e in partibolare sugli «steli», che dovranno essere in parte sostituiti.

Il Rina

L’ultima tegola è arrivata dal Rina, il Registro Navale italiano. Autorità che certifica lo stato di salute delle navi e delle strutture galleggianti. Uno studio commissionato dal Provveditorato alle Opere pubbliche ha permesso di scoprire che la durata prevista di alcune parti del sistema Mose sarà drasticamente inferiore a quella dichiarata nei progetto e garantita dalle imprese.

Non più cento anni, ma in alcuni casi solo 14-15. Colpa di materiali diversi rispetto a quelli annunciati, e forse di previsioni sbagliate. Come i costi di gestione – passati da 20 a 100 milioni l’anno. E l’aumento del livello del mare. Da 22 a 60-80 centimetri a fine secolo.

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