Un ragazzo a Marcon: «Picchiato all’occhio da 4 tifosi del Treviso»

La denuncia ai carabinieri di un 37enne. «Ero al bar, un commento sulla partita e mi hanno aggredito con violenza»

MARCON. Picchiato dai tifosi che hanno pure danneggiato la sua auto. D.M., 37 anni, di Marcon, è finito all’ospedale di Mestre dove gli è stata data una prognosi di cinque giorni per i colpi subiti all’occhio sinistro. L’uomo ha già sporto denuncia ai carabinieri della locale stazione. Forse è stata una parola di troppo, o mal digerita, ad aver scatenato la violenza.

L’episodio è avvenuto domenica pomeriggio in viale San Marco, fuori dal bar Light, ritrovo di giovani ma anche di appassionati di calcio. Secondo il racconto dell’uomo, il quartetto di aggressori era reduce dal derby Union Pro, formazione di Mogliano, e Treviso, vinto dai primi per 3-1. Ironia della sorte, pure il 37enne, era andato a vedere la gara con altri due amici ma il trio, alla fine, aveva scelto di rientrare a Marcon per bere qualcosa prima di rincasare.


D.M. è al momento disoccupato, fa il volontario e il nonno-vigile e ha la passione per il calcio. Come tanti altri. Per lui non ci sono dubbi: i protagonisti tifavano Treviso. «Erano le 17» racconta l’uomo «e con due amici siamo andati al bar Light. A un certo punto, si avvicinano quattro ragazzi e subito è uscito l’argomento calcio. Ma non avvertivo una bella aria: due del quartetto sono entrati al bar, gli altri sono rimasti all’esterno. Un mio amico, parlando della situazione del Treviso, terzultimo nel girone B di Eccellenza, si è detto dispiaciuto per le difficoltà della squadra. Questo ha fatto scatenare la violenza. Ero vicino alla mia auto e da un paio di giovani sono stato colpito con dei pugni all’occhio sinistro, provocandomi la rottura del sopracciglio e uno zigomo tumefatto. Poi hanno distrutto gli specchietti della macchina. Gli altri due tifosi, invece, erano altrove, forse a cercare delle macchine da danneggiare». Il 37enne ha già raccontato i fatti all’Arma, cercando di fornire più dettagli possibili. «Chi mi picchiava» dice «era tatuato, uno alto almeno un metro e 80, l’altro più piccolo. Quando hanno visto la scena, delle persone hanno telefonato alle forze dell’ordine ma poi i quattro sono scappati a bordo di una vettura».

D.M. si dice amareggiato per quanto successo. «Tutto per un pallone» osserva «e mi chiedo perché venire a Marcon quando per rientrare a casa si può fare il Terraglio. Questi fatti devono essere raccontati, non devono più capitare: non si può tacere». Le indagini degli inquirenti sono in corso, partendo dai testimoni.

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