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Accompagna l’amico cieco al bancomat a Mestre e lo deruba

Impiegata di 35 anni condannata a un anno e sei mesi di reclusione. Il reato contestato è utilizzo indebito di carta di credito, ma lei ha negato tutto

Francesco Furlan
1 minuto di lettura

MESTRE. Di lei si fidava, la considerava un’amica. Si incontravano, spesso facevano colazione assieme. Per questo lui, ipovedente, in più occasioni le aveva chiesto un aiuto per prelevare denaro contante allo sportello bancomat.

Peccato che, oltre a prelevare per l’uomo, la donna si tenesse in tasca una somma di denaro. Per questo ieri Elisa Massaria, 35 anni, residente nella terraferma mestrina, è stata condannata a un anno e sei mesi. Il pubblico ministero Giorgio Gava aveva chiesto una condanna a 2 anni e 3 mesi. I fatti risalgono alla fine del 2013. La ragazza lavorava alla portineria di via Torino, dove c’è il centro servizio dell’ex Carive ora banca Intesa San Paolo. E aveva stretto amicizia con l’uomo, un impiegato della banca, con il quale si fermava a chiacchierare, e con il quale spesso faceva colazione. In tre occasioni diverse l’uomo ha chiesto alla Massaria di dargli una mano per prelevare del denaro, piccole somme, meno di cento euro.

Lei lo ha fatto ma in tre occasioni ha prelevato del denaro anche per sé, per un totale di oltre 1400 euro. La donna faceva due prelievi. Entrambi con il bancomat del dipendente della banca, giustificandosi così con il dipendente della banca: “Anche io ho bisogno di contanti, dato che ci siamo prima prelevo con il mio e poi con il tuo”. L’uomo si è accorto di essere stato derubato quasi per caso. Mentre era con altri amici si è trovato in tasca un foglietto di carta e, non riuscendo a leggerlo, ha chiesto a loro di farlo. Questi gli anno spiegati che si trattava della ricevuta del bancomat dalla quale emergeva che, quel giorno, aveva prelevato in due differenti momenti tot soldi. Così sono sorti i dubbi.

L’uomo in un primo momento non ha dubitato della ragazza, ma ha pensato che qualcuno gli avesse clonato i codici della carta. Solo dopo, approfondendo, si è reso conto che i tre prelievi a lui sconosciuti si erano verificato negli stessi giorni e negli stesso orari in cui lui era con la ragazza davanti allo sportello. Motivo per cui si è decisa a denunciarla. La ragazza, difesa dall’avvocato Stefano Pinosio, ha sempre negato ogni addebito, sostenendo di non essere stata lei ad aver fatto il prelievo. Il giudice però non le ha creduto e l’ha condannato a 1 anno 6 mesi oltre al pagamento di una multa di 800 euro.

 

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