Il quartiere degli alberghi a Mestre «non sarà un dormitorio»

Il boom nella zona di via Ca' Marcello pone il tema del rilancio della città. L'Ava: serve un quartiere del divertimento, con negozi aperti, locali e musica

MESTRE. Terraferma nuovo dormitorio per turisti oppure una vera occasione di rilancio di Mestre, finora senza una vocazione di città per turisti? Il dibattito sulle nuove aperture di alberghi, non solo ostelli, a Mestre nella zona della stazione con la previsione di arrivare presto a 9 mila posti letto, è un tema centrale visto al di qua del ponte della Libertà.
 
Il convegno di Ca’ Foscari ha tracciato l’identikit di un turismo nuovo, under 30, fatto di ragazzi, single, donne, che sceglie Mestre e non Venezia per pernottare. Si stima che un 40% di turisti che entro il 2020 dormiranno in terraferma contro il 30% attuale. Gli effetti negativi si vedono già ora: bus e tram presi d’assalto tra la stazione e corso del Popolo e non bastano più per tutti. «Certo, ci sono i clienti degli ostelli ma se prendiamo come riferimento proprio via Ca’ Marcello con i nuovi alberghi in costruzione, stanno arrivando anche altri operatori: l’israeliana Fattal, con il Leonardo Hotel, propone un tipo di ricettività tradizionale. Il gruppo cinese Plateno dovrebbe offrire camere per famiglie che sono un segmento oggi senza riferimenti in città», spiega Alessandro Burgarella, delegato dell’associazione albergatori (Av) per la terraferma e direttore dell’hotel Russott. Il delegato continua: «Già oggi una catena specializzata in ostelli, come la tedesca AO, offre stanze anche a una clientela business riservando le camerate a più letti al turismo giovane». I contraccolpi delle nuove aperture possono essere di due tipi. «Possono produrre un accorciamento dell’alta stagione o penalizzare gli alberghi più piccoli. O ancora, possono se all’insegna del low cost, fare concorrenza agli alberghi del centro storico veneziano, spingendoli a ridurre il costo delle camere. E questo è già accaduto».
 
Il “muro” di alberghi in via Ca’ Marcello, intanto, continua a prendere forma: guardando il grande cantiere della austriaca Mtk si notano i diversi stili degli edifici e dei silos parcheggi. In strada, il cantiere si è spostato da un lato all’altro della carreggiata. Un passaggio, protetto da lievi barriere di legno, è l’unico percorso per i turisti con i loro trolley diretti all’ostello tedesco AO che ha, a fianco, il cantiere del raddoppio per altre 300 camere attese per febbraio 2019. Da maggio 2019 i nuovi 1.900 posti letto del quartiere degli alberghi potrà aprire i battenti ospitando tutte catene straniere: oltre al Leonardo Hotel (4 stelle superior) e al cinese Plateno (gruppo colosso dell’accoglienza orientale, il cui impatto sulla città appare come una incognita) si aggiunge l’ostello della Wombat’s e gli appartamenti turistici di StayCity. 
Una risorsa per la terraferma? Burgarella, delegato Ava, categoria critica con le nuove aperture, prova ad essere positivo. «Mestre non sarà un dormitorio per turisti se si lavorerà per portare in terraferma un quartiere del divertimento, come quelli di altre città europee. Un quartiere dove fare una passeggiata serale tra negozi aperti, locali, musica e occasioni di svago. Per me la zona ideale è quella che da piazza Ferretto comprende via Palazzo e il centro. Un quartiere non antitetico ma collegato al centro storico veneziano, il regno dell’arte internazionale».
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