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Portogruaro, l’ombra del clan dei Casalesi sulla maxi truffa di Gaiatto

Dalle dichiarazioni del trader emergono rapporti con esponenti criminali “usati”  per intimorire i debitori. Lui stesso avrebbe versato 110 mila euro per paura

PORTOGRUARO. Torna a stagliarsi l’ombra del clan dei Casalesi nell’inchiesta della Procura di Pordenone sulla maxitruffa che ha portato in carcere il trader portogruarese Fabio Gaiatto, indagato per abusivismo bancario, autoriciclaggio, truffa aggravata e attività abusiva di gestione del risparmio. Le presunte connessioni con la criminalità organizzata trovano spazio nelle undici pagine di motivazioni dell’ordinanza del tribunale del Riesame di Trieste, appena depositate. Ordinanza che aveva confermato la custodia in carcere per il 43enne trader portogruarese e gli arresti domiciliari per la sua compagna Najima Romani, lignanese di origine.

I supposti legami con l’organizzazione criminale camorristica compaiono in particolare nella pagina in cui il tribunale del Riesame motiva la valutazione che ha portato a ritenere sussistente il pericolo di inquinamento probatorio e la conseguente esigenza cautelare per l’indagato. Nell’ordinanza si sostiene che Gaiatto ha manifestato un’elevata capacità di inquinamento probatorio avendo a propria disposizione «soggetti contigui alla criminalità organizzata».


Il riferimento – continua l’ordinanza – è alle dichiarazioni del trader portogruarese «sui rapporti con soggetti che si dichiaravano come appartenenti “ai Casalesi”, utilizzati al fine di intimorire suoi debitori». Lo stesso Gaiatto sarebbe stato «a suo dire intimorito» da queste persone affiliate (o sedicenti tali), tanto che «consegnava la somma di 110 mila euro». Soggetti che – sempre stando a quanto scrive il Riesame – sarebbero stati utili anche per condizionare le persone disposte a fornire informazioni agli investigatori. Rilevante – secondo i giudici – il fatto che con questi soggetti poco raccomandabili Gaiatto abbia «continuato ad avere contatti anche dopo l’esecuzione della misura», ovvero la custodia in carcere scattata ormai quasi due mesi fa.

Un filone sul quale la Procura continua a lavorare. Sulla questione dei presunti legami con sedicenti affiliati alla camorra l’avvocato difensore di Gaiatto, Guido Galletti (foro di Treviso), ha scelto per ora la strada del no-comment, ribadendo comunque che lo stesso trader sarebbe stato vittima di condotte illecite e sottolineando di aver avviato indagini difensive: «All’esito – ha riferito il legale – valuteremo anche se chiedere un ulteriore interrogatorio in Procura» .




 

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