«Mestre è la città simbolo del Novecento europeo»

Il direttore Marco Biscione davanti alla sfida multimediale dello spazio culturale «Il terzo piano sarà dedicato alle grandi mostre, rivolte al mondo del turismo»

«Mestre rappresenta tutte le contraddizioni del Novecento, ne è paradigma. E ho l’impressione che a Mestre si viva bene». Marco Biscione, romano classe 1958, è il direttore del museo M9. Ha diretto i Civici Musei di Udine e il Museo d’Arte Orientale di Torino. Ora affronta la sfida del multimediale a Mestre.

L’ettaro di distretto M9 avrà un effetto rigenerante per Mestre?


«M9 non può avere un effetto taumaturgico. Può dare un grande aiuto rendendo attrattivo il centro di Mestre e dare un contributo all'identità di Mestre. Niente bacchetta magica, funzionerà se c’è uno sforzo collettivo».

Che tipo di partecipazione si aspetta dalla città.

«Mi aspetto una risposta. M9 è qui, siamo interlocutori di tutti, associazioni, gruppi. Sono stato al liceo Stefanini, una scuola bellissima. Ho incontrato studenti e professori e mi hanno chiesto: “M9 è il museo di Mestre ma parla poco di Mestre”. Non è vero: nella sezione demografia i personaggi sono mestrini; l’ascensore temporale e le trasformazioni del paesaggio parlano di Mestre. Ma M9 non è il museo di Mestre. È per Mestre».

Conviene con il presidente Brunello sulla necessità di una programmazione anche internazionale.

«La programmazione sarà su più livelli: le grandi mostre al terzo piano, di respiro internazionale, che interessano anche i turisti; produzioni che nascono qui e vengono proposte altrove. Importante sarà il coinvolgimento delle scuole. Nel raggio di 50 chilometri, in un’ora di bus, si arriva qui. A Roma in un’ora percorri, se va bene, 3 chilometri.

La politica tariffaria sarà quindi differenziata.

«Ci siamo tenuti, per calcolare il costo, sulla media dei musei di Venezia e dell'area. L’ intero verrà a costare circa 14 euro; poi ci sarà il ridotto, il ridotto scuole, il biglietto per famiglie con ragazzi con meno di 18 anni. Pensiamo a formule di abbonamento perché è impossibile una unica visita per vedere tutto. Cercheremo di fidelizzazione i visitatori».

M9 può essere spazio di educazione permanente?

«M9 è il luogo del “edutainment”, intrattenimento educativo. Questo è l'obiettivo del multimediale: coinvolgere il visitatore per un apprendimento, facilitato, emozionale, esperienziale. Per le scuole serve uno sforzo maggiore ma per un pubblico adulto questi concetti si legano alla public history, la storia al servizio del pubblico che esce dallo specialistico e diventa patrimonio di tutti. Siamo tutti figli del Novecento. Allo Stefanini i ragazzi sono tutti nati dopo il Duemila. Sono quelli che hanno più bisogno di contenuti e più attratti dalla multimedialità».

Gestire un museo di questo tipo le pare strano?

«Ho fatto domanda proprio perché c'era una innovazione radicale. Sapevo, per la mia storia professionale, che su questo tipo di museo sarei stato competitivo. Una multimedialità così spinta crea qualche problema al pubblico, specie agli adulti. Nei musei convenzionali l'esperienza è passiva. M9 richiede sforzo, ti costringe ad interagire e la visita diventa esperienza da portare a casa. Ci vogliono giorni per vedere tutto. Tra qualche anno dovremo rinnovare le sezioni. Il Novecento non si esaurisce con le otto sezioni con cui iniziamo; richiede approfondimenti continui. Penso alla tragicità della guerra: se ne sta perdendo il ricordo, tramandato con i racconti orali. L’enorme successo dell'Unione europea è il vivere in pace. Dovremo fare una sezione dedicata all'Unione Europea, come propone Brunello».

Le mostre temporanee. Cosa ci può anticipare.

«Stiamo costruendo una programmazione a tre anni ma è presto per parlarne. La mostra di avvio è sulla fotografia italiana. Lavoriamo con il comitato scientifico e abbiamo fin troppe idee» .

Una giornata tipo al museo M9. Me la racconta?

«Sono tante. Un pomeriggio passo coi bambini, vado al caffè e alla libreria, poi entro al museo approfittando del fatto che i bambini non pagano. Un altro giorno mi fermo in caffetteria a vedere i programmi. C’è la grande mostra. C’’è il film o la conferenza. D'estate nel chiostro o nella piazza dell'albero ci sono i tavolini dove mangiare, prendere l’aperitivo, ascoltare musica». —
 

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