Tagli ai crediti d’imposta le librerie indipendenti rischiano di sparire

Il grido d’allarme di Cristina Giussani, presidente nazionale del sindacato librai Preoccupazione tra i gestori delle librerie veneziane, 17 solo nel Comune di Venezia

VENEZIA. La sforbiciata del 25% al credito d’imposta, prevista nella prossima legge di bilancio del governo Lega-M5S a partire dal 2020, rischia di mettere in ginocchio anche le 165 librerie del Veneto, 17 solo a Venezia. A farne le spese, sarebbero soprattutto le realtà indipendenti, già asfissiate da un mercato dominato dalle catene di libri (nella duplice veste di editore e punto vendita) che sbaragliano la concorrenza.
 
L’allarme arriva da Cristina Giussani, presidente del Sil Confesercenti (sindacato nazionale dei librai) e titolare della libreria Mare di Carta ai Tolentini, ieri ricevuta negli uffici del Mibac a Roma dal responsabile del Servizio Biblioteche e istituti culturali Nicola Macrì. 
 
«Siamo preoccupati da questo taglio e dall’annuncio della riduzione dei 500 euro per i diciottenni», ammette Giussani, «sono cifre che fanno sopravvivere i librai, senza si chiude. La nostra richiesta è non solo di mantenere il provvedimento, ma di aumentarne la dotazione di soldi».
 
Il “tax credit” da 4 milioni di euro per le librerie è stato introdotto dal precedente governo nella legge di Bilancio del 2018. Garantisce un massimo di 20 mila euro per gli esercenti di librerie indipendenti e di 10 mila euro per gli altri esercenti. Il credito è parametrato sul fatturato della libreria e interessa diverse spese: Imu, Tasi, Tari, imposta sulla pubblicità, tassa per l’occupazione di suolo pubblico, spese per locazione al netto di Iva, spese per mutuo e contributi previdenziali e assistenziali per il personale dipendente.
 
Con un’aliquota a scalare dal 100% al 25%, l’obiettivo del credito d’imposta era favorire, in primo luogo, le librerie dei piccoli centri abitati e quelle con fatturati annui inferiori a 300 mila euro. «Risparmiare dei soldi, compensando le spese», spiega Giussani, «comporta un meccanismo virtuoso che incentiva all’aumento dei posti di lavoro e degli stipendi di dipendenti e collaboratori, oltre a salvare i conti di molte librerie piccole».
 
Dopo solo un anno di sperimentazione, Giussani è contenta del provvedimento perché, dice, ha aiutato le realtà più deboli. Ma, al tempo stesso, i 4 milioni messi sul piatto dal precedente governo si sono dimostrati insufficienti. Secondo i dati estrapolati dal sindacato italiano librai, sono, appunto, 17 le librerie tra terraferma e centro storico interessate al provvedimento.
 
E già così si intuisce il rischio che corrono le già poche librerie del territorio: nel Comune, ce n’è una ogni 15 mila abitanti; in provincia il numero si perde nello sconforto. Di queste, circa il 7% è costretta a chiudere ogni anno. «In realtà, precisa Giussani, le librerie “pure” sono molte meno se consideriamo che in tutto il Veneto sono state 145 le richieste di accesso al credito di imposta. Per questo prima di morire, le librerie indipendenti tentano la via del franchising, così da ottenere sconti e agevolazioni. Ma questo impoverisce l’offerta di titoli». 
 
Non solo: quando una libreria, solo il 20% viene assorbito dalle librerie vicine (o su Amazon), mentre l’80% scompare. «Oltre che per il lato economico, una perdita culturale gravissima». 
E adesso? Il prossimo passo», spiega Giussani, «sarà scrivere una lettera al ministro Bonisoli per chiedere una marcia indietro. Anche lo staff della direzione Biblioteche, con cui abbiamo lavorato fianco a fianco in questi anni, ci ha spronato a insistere. Sarebbe un peccato se tutto questo lavoro fosse vanificato». —
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