Governance sul Mose e grandi navi ecco i punti inseriti nel dossier Venezia

Convocare subito il Comitatone. Per rendere spendibili 265 milioni di euro già stanziati per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna. Decidere al più presto sulle grandi navi a...

VENEZIA. Convocare subito il Comitatone. Per rendere spendibili 265 milioni di euro già stanziati per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna. Decidere al più presto sulle grandi navi a Marghera. Sulla governance del Mose e sul trasferimento di poteri al sindaco e alla Città metropolitana. E avviare un grande piano di manutenzione per garantire la sicurezza idraulica del territorio. Sono i titoli del corposo dossier che il sindaco Brugnaro ha consegnato ieri nelle mani del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Primo incontro operativo dopo gli appelli lanciati in estate e gli ultimi avvenimenti legati al maltempo.

Il ministro Toninelli incontra il sindaco, fuori la protesta



Comitatone

La richiesta più pressante è quella di convocare al più presto il Comitato dei ministri «ex articolo 4», il cosiddetto Comitatone, previsto dalla seconda Legge Speciale del 1984. È quella l’unica sede titolata a sbloccare e ripartire i finanziamenti della salvaguardia. «Ci sono 265 milioni stanziati dal Patto per Venezia», dice Brugnaro, «buona parte spettano a Venezia. Fondi importanti, perché possono sbloccare molte opere ». Al Comitatone si dovrà anche fare il punto dei lavori di salvaguardia e del Mose.

Mose

Nel fascicolo messo a punto dal Comune c’è anche la voce «Mose». Grande opera che con tutti i suoi guai va portata avanti, visti i quasi 5 miliardi di euro già spesi. La dovrà finire lo Stato. Ma vanno avviate subito le prove per la gestione, che dovrà coinvolgere il Centro previsioni Maree e il Porto. Il Comune chiede che ci sia maggiore rapidità nelle decisioni. Un commissario unico che possa dialogare con il Comune che dovrà essere coinvolto nella gestione operativa delle paratoie.



Poteri sulle acque

Punto chiave, che il Comune richiede da anni. Richiesta avanzata a Roma anche dall’ex sindaco Orsoni. Ma adesso c’è una legge del 2014, che prevede il passaggio di molti poteri dell’ex Magistrato alle Acque alla Città Metropolitana. In particolare la vigilanza, la possibilità di fare un regolamento unico per le acque lagunari, adesso suddivise fra troppe competenze, una polizia lagunare che possa dare sanzioni senza vedersele automaticamente impugnate dagli avvocati. Una struttura che potrebbe restare intatta, quella dell’ex Magistrato alle Acque, ma dipendere dal sindaco metropolitano.



Sicurezza idraulica

Prioritarie, secondo il Piano consegnato ieri al governo dal Comune, sono ritenute le «opere per la messa in sicurezza idraulica della città». Dunque il piano di scavo dei rii, il restauro e rafforzamento di rive e fondazioni, le fognature, l’innalzamento di piazza San Marco, la conclusione dei lavori di marginamento a Marghera, il potenziamento delle idrovore e la messa in sicurezza del territorio e dei canali in terraferma. «La più grande opera, prodromica a tutte le altre», è scritto nel documento, «è la manutenzione del territorio, a partire dalla riduzione del rischio idraulico». Per i fiumi «la gestione dovrà essere rispettosa della loro naturalità e delle aree golenali con la manutenzione delle reti, degli impianti».

Grandi navi

Sembra a portata di mano la soluzione sullo stop delle grandi navi davanti a San Marco. Il Comune insiste sull’ipotesi Marghera, condivisa anche da Autorità portuale e Regione, non dai sindacati del porto e dagli ambientalisti, e nemmeno dalla base Cinque Stelle. «Soluzione a costo zero», dice il sindaco, «perché a fronte di un allargamento della concessione a Vtp, le nuove opere le finanzierebbero le compagnie». —


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