La Scuola di Medicina sbarca a Venezia all’Ospedale Civile

Accordo con l’Università di Padova per un corso di laurea: dal 2019/2020 previsti 60 posti all’anno e 18 docenti. Lezioni soltanto in inglese

VENEZIA. L’Università di Padova è pronta a sbarcare a Venezia con un corso di laurea in Medicina a partire dal prossimo anno accademico, interamente in lingua inglese e riservato a studenti italiani e stranieri.

La sede del corso sarà l’ex convento domenicano di San Giovanni e Paolo, diventato dal 1806 sede dell’Ospedale Civile che adesso aspira a diventare un centro di cure universitario a forte trazione internazionale.

L’annuncio arriva dal presidente della scuola di Medicina del Bo, Mario Plebani, ieri ospite al convegno annuale dell’onlus Hemove dal titolo “Malattie reumatiche: ambiente e benessere”, organizzato dal professor Leonardo Punzi (coordinatore dell’area veneziana di reumatologia ed ex direttore della cattedra e dell’unità operativa complessa di Reumatologia).



Il corso di laurea in inglese, e l’approvazione definitiva della sede veneziana, sarà all’esame del Senato Accademico e del consiglio di amministrazione dell’ateneo patavino entro il prossimo dicembre. Già è pronta la documentazione con i dettagli dell’offerta formativa e del piano di sostenibilità economia.

«In questa fase, stiamo cercando di individuare la sede più opportuna per la scuola. E una delle candidate più serie, soprattutto per il triennio iniziale, è proprio il Civile di Venezia». La città lagunare si andrebbe ad aggiungere ad altre città italiane con un corso di medicina in lingua inglese. Ad oggi, esiste a: Bari, Bologna, Milano Statale, Milano Bicocca, Napoli Federico II°, Napoli Vanvitelli, Pavia, Sapienza Roma “Policlinico”, Roma Tor Vergata, Torino.

Il corso di laurea, di sei anni, interamente in lingua inglese. Coinvolgerebbe sessanta studenti per anno accademico, che si aggiungeranno ai 320 universitari già iscritti alla facoltà di medicina del Bo. Di questi, dieci posti sono riservati a ragazzi e ragazze di nazionalità extra-europea. Saranno impiegati diciotto docenti di riferimento, già individuati dal piano di sostenibilità.

«L’obiettivo», argomenta Plebani, «è quello di sfruttare il nome di Venezia per creare un richiamo a livello internazionale. Questo, inoltre, migliorerebbe di gran lunga il ranking dell’internazionalizzazione dell’università di Padova».

L’operazione punta anche ad attirare un turismo sanitario di qualità. Il prestigio di Venezia potrà essere speso tanto per gli studenti stranieri quanto per i docenti. I medici che insegneranno all’università, dotati di qualifiche di livello internazionale, arricchiranno l’offerta di servizi ospedalieri dell’intera città di Venezia.

Il progetto di trasferire un pezzo della facoltà di medicina di Padova a Venezia, riferisce il presidente Plebani, nasce più di tre anni fa. «L’obiettivo del mio mandato triennale di presidente, iniziato nel 2016, era proprio quello di portare a regime questo percorso». Il semaforo verde definitivo, adesso, dovrà arrivare dal Senato Accademico dell’Università e dal consiglio d’amministrazione entro dicembre.

Eppure Plebani si dice «fiducioso al 100%» del buon esito dell’operazione. «Abbiamo fatto degli sforzi notevoli», conclude, «e abbiamo portato la documentazione necessaria sulla sostenibilità anche in termini di numerosità di docenti. Per questo sono molto ottimista per l’approvazione del progetto da parte degli organi accademici. Per noi sarebbe un fortissimo miglioramento della didattica, che ci permetterebbe di confrontarci con le migliori realtà europee».


 

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