Argos illegittimo Il giudice annulla la multa inflitta in rio di Cannaregio

Comune sconfitto in appello: «Strumento mai omologato».  Rischio caos nei controlli del moto ondoso in laguna

VENEZIA. Il sistema Argos per il controllo del moto ondoso è «illegittimo». Funziona da dieci anni, ma adesso un giudice del Tribunale civile ha deciso che il sistema non può essere utilizzato per dare le multe alle imbarcazioni, in quanto «mai omologato».

La causa è quella che vedeva contrapposta la società di trasporto pubblico non di linea Mares srl e il Comune. Una contravvenzione per eccesso di velocità era stata elevata a un’imbarcazione con turisti a bordo di proprietà della Mares. Che viaggiava in rio di Cannaregio a quasi 11 chilometri l’ora contro il limite vigente di 7. La sanzione è stata impugnata dal legale della Mares, l’avvocato ed ex consigliere comunale Jacopo Molina. Il giudice di pace gli aveva dato ragione. Ma il Comune ha deciso di fare appello.



Ieri il giudice civile della II sezione del Tribunale di Venezia Fabio Doro ha emesso al sentenza di appello. Respingendo anche in secondo grado la richiesta dell’amministrazione. «Il Comune ha l’autorità di polizia nei canali interni», scrive il magistrato, «ed è libero di scegliere il sistema che preferisce. Ma tutto deve essere fatto nel rispetto della normativa. E quel sistema non è stato mai omologato».

Non sono bastate al giudice le memorie presentate dal Comune e dalla Polizia urbana, che dimostrano come gli strumenti di Argos siano stati nel tempo revisionati. L’omologazione è stata richiesta al ministero delle Infrastrutture, ma non è mai stata rilasciata.

Una centrale di controllo che ha sempre funzionato a singhiozzo. Inaugurata nel maggio del 2008, costata un milione e mezzo di euro. Doveva prevenire eccessi di velocità e moto ondoso, associando alla segnalazione della centrale l’intervento di una pattuglia in acqua. Ma in Canal Grande da un po’ di tempo i motoscafi hanno ricominciato a correre. Unico freno, i controlli con il telelaser, quello sì omologato.

L’Argos invece non è stato certificato dal ministero, al pari degli altri sistemi in uso per il controllo della velocità delle auto in autostrada, come gli autovelox e i Tutor. «Dunque», sostiene il legale della società nel suo ricorso, «la contestazione non è attendibile».

«Abbiamo vinto una importante battaglia», dice Molina, «e dimostrato finalmente che il sistema Argos, attuato dalla giunta Cacciari, «è illegittimo».

A Ca’ Farsetti la notizia crea qualche preoccupazione. In un quadro in cui anche le multe date dai vigili sono state annullate dai giudici di pace, perché lì l’autorità competente è lo Stato e non l’ente locale. A questo si aggiunge la protesta per un traffico che cresce e sempre meno rispetta le regole.

«Adesso con la nuova centrale operativa al Tronchetto il problema sarà risolto», risponde l’Ufficio del sindaco. Il Comune ricorda anche che il ministero non ha mai emesso i decreti attuativi previsti dal Codice della Navigazione. E nemmeno passato i poteri all’ente locale, come previsto da una legge del 2014.

Un atto che si allontana, visto che adesso la riforma sull’autonomia, annunciata dal governo, prevede il passaggio delle competenze dello Stato non al Comune ma alla Regione. Intanto i motoscafi continuano a sfrecciare, in qualche modo sicuri dell’impunità. I controlli con Argos, secondo il giudice, non sono legittimi. Il sistema di controllo Gps è stato anch’esso bloccato per timore di «illegittimità» e violazione della privacy. Si attende un «piano B». Per evitare il caos permanente occorre prima di tutto riformare la macchina dei controlli. —
 

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