Dieta per gli autisti: «Al volante senza la pancia? Sì, se serve a stare bene»

Gli autisti Atvo promuovono (con ironia) l’iniziativa dell’azienda per la dieta «A forza di correre ho perso 23 chili, con me ne ha persi due anche il mio cane»

SAN DONA'. Chi ha paura di una dieta ferrea e un’alimentazione sana? Quasi nessuno all’Atvo, prima azienda in Italia ad aver organizzato una serie di corsi e utilizzato lo strumento “WorkFood” per i suoi dipendenti. Il progetto, ideato e messo a punto dalla sociologa aziendale Eleonora Buratti e dal formatore safety and wellbeing Carlo Giolo, analizza la valutazione del rischio alimentazione per poi proseguire con una formazione mirata.

Autisti, operatori di officina, impiegati impareranno a mangiare correttamente, anche a masticare, evitare i chili in eccesso e la pancia, perché l’obesità ha un costo sociale e un legame diretto con la sicurezza sul lavoro e l’efficienza.



«Nessuna imposizione», ha premesso il presidente, Fabio Turchetto, «l’adesione è su base volontaria e anche i sindacati erano al corrente di tutto». Ma i riflettori accesi su questa iniziativa stanno inevitabilmente creando una nuova atmosfera e un diverso modo di avvicinarsi al cibo. Ha funzionato talmente bene che la prossima frontiera che il direttore Stefano Cerchier vuole abbattere – anche lui diventato un figurino – sarà quella del fumo.



Ieri mattina c’era fermento nella sede di piazza IV Novembre dell’Atvo. Alla prova della circonferenza del ventre, con metro da sarta, negli uffici del movimento nessuno si impressiona, anzi. Manuel Buso, che non arriva ai 100 cm, scherza: «Ho perso 23 chili prima che iniziasse questo corso e credo sia utile. Con me ha perso 2 chili anche il mio cane a furia di seguirmi. E abbiamo anche i compiti per casa. La rapa rossa contro lo stress, la verdura prima dei pasti».

Il capomovimento Luca Celotto qualche chilo in più lo ha ancora con i suoi 103 cm ben piazzati: «Se magari abbiamo una cena a base di costicine e salsiccia abbiamo imparato a mangiare leggero a pranzo, un riso in bianco o una pasta semplice. Nessuna grande privazione, solo un po’ di equilibrio e salute». Poi Michele Zoia ferma il metro a 90 cm e Marco Mazzini, il più in forma, a 80. Arriva anche Alessandra Canella, la prima autista donna nella storia dell’Atvo. Occhi azzurri e sguardo vivace non è d’accordo con questo nuovo sistema: «Io penso che prima di pensare all’alimentazione e ai corsi sarebbe opportuno riflettere su migliori condizioni di lavoro, meno stress e nervosismo, orari più fluidi e senza interruzioni. Sono gli orari sfasati che ci fregano e non consentono di mangiare correttamente».

Eleonora Buratti, cui Atvo si è appoggiata per questo percorso sicuramente interessante, non è d’accordo con le critiche formulate dalla Cgil e il segretario Enrico Piron. Il sindacato è perplesso e preoccupata della nuova ondata salutista nel posto di lavoro, come alla polizia locale veneziana che vuole tutti atleti. Ritiene che potrebbe voler nascondere altri problemi nell’organizzazione del lavoro e lo stress provocato dal carico eccessivo. «Per prima cosa ne abbiamo parlato con i sindacati, le Rsu», ricorda Buratti, «e tutte sono state d’accordo.

In secondo luogo, è proprio la giusta cultura del cibo che evita lo stress. Il nostro percorso prevede anche la lotta al nervosismo, partendo dalla salute dell’organismo». E anche il sindaco, Andrea Cereser, ha elogiato l’iniziativa: «Si parla tanto di mobilità sostenibile, di utilizzo di bici e di fare camminate, tenersi in forma e mangiare correttamente è salute per noi e sicuramente anche rendimento ed efficienza nel lavoro». —


 

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