Crisi della musica: La Fondazione Santa Cecilia verso la chiusura

Portogruaro, taglio di fondi pubblici per una delle scuole  “storiche” più importanti d’Italia. Roventi polemiche

PORTOGRUARO. Come “affondare”, senza dirlo, l’unica istituzione musicale di alto livello del Veneto Orientale, con circa 180 anni di vita, un prestigio indiscusso legato anche al suo Festival Internazionale, che si svolge da 35 anni e i cui costi sono coperti quasi interamente da sponsor proprio per il prestigio dell’iniziativa, e alla sua rassegna di musica da camera.



Stiamo parlando della Fondazione musicale Santa Cecilia di Portogruaro, con la sua Scuola di musica con oltre 340 allievi e le sue Master class Internazionali estive, legata anche a singoli strumenti, che nell’ultimo anno hanno interessato 275 studenti provenienti da 13 Paesi. Un’eccellenza culturale del territorio portogruarese, dunque, di cui andare orgogliosi. Eppure i due soci pubblici che dal 1994 hanno costituito la Fondazione - il Comune di Portogruaro e la Città metropolitana - stanno silenziosamente e concretamente pensando di chiuderla, pur affermando a parole il contrario, come ha fatto anche di recente la sindaca di Portogruaro, Maria Teresa Senatore.

Per questo, con un gesto eclatante e una lettera aperta che denuncia lo smantellamento in atto, si è dimesso il direttore artistico Enrico Bronzi e il problema è sotto gli occhi di tutti.


La realtà è nelle cifre, più che nelle parole. La convenzione dei due enti pubblici a sostegno in particolare della Scuola di musica, prima era di durata decennale, con un contributo annuo di circa 150 mila euro. Ma nel 2016, per la volontà di Comune e Città metropolitana, è diventata triennale, i fondi scesi a 250 mila euro per il biennio 2016/2017 a 100 mila per il 2018/2019, per poi azzerarsi, immaginando che la Fondazione possa reggersi sulle proprie gambe, con un disimpegno annunciato dei due enti. Cioè chiudere, visto che una scuola pubblica che fa formazione musicale per centinaia di giovani del Veneto e del Friuli non può certo sostenersi da sola o con gli sponsor trovati per il Festival.Le rette degli studenti bastano a malapena a pagare gli stipendi degli insegnanti e l’affitto della sede dal Comune.



È venuto meno, negli anni, anche l’impegno della Fondazione di Venezia, che pure erogava oltre 80 mila euro annui per il sostegno alla formazione della Scuola di musica, ma poi ha chiuso i rubinetti per concentrare tutte le sue risorse sul nascente Museo M9 di Mestre e sostenendo solo la Fenice come ente musicale territoriale. In realtà, il Comune ha già iniziato a “tagliare” il proprio contributo, obbligando la Fondazione a utilizzare parte dei 325 mila euro che aveva ottenuto dalla donazione di una sostenitrice come la signora Olga Petrin Calabresi a sostegno dell’attività, per coprire con esse parte delle spese ordinarie e chiudere in pareggio in bilancio, che altrimenti sarebbe in rosso.



Il sindaco Senatore ha trovato anche la giustificazione pronta per motivare il disimpegno del Comune dalla Fondazione. Sarebbe la Corte dei Conti, da lei stessa sollecitata con un’interrogazione, a imporle di non sperperare soldi pubblici per l’istituzione. Ma, come ha evidenziato anche Bronzi nella sua lettera aperta, la Corte dei Conti dice altro. Invita il Comune a non ripianare le perdite di bilancio di Santa Cecilia, ma ribadisce che l’istituzione ha un interesse pubblico e che dunque nulla vieta che, come avvenuto in questi decenni e senza sprechi, ne possa finanziare l’attività con una contribuzione ordinaria regolata da una convenzione. Ma non c’è, evidentemente, nessuna volontà di farlo. E non a caso Bronzi cita nella sua lettera aperta il programma elettorale dell’amministrazione comunale oggi in carica che affermava di volersi rivolgere agli abitanti delle periferie e delle frazioni, «che a parere del sindaco giudicano le attività del Teatri e della Fondazione “eccentriche” rispetto alle reali esigenze quotidiane della cittadinanza». Si torna, cioè all’aureo motto tremontiano che «con la cultura (in questo caso musicale) non si mangia». Meglio un nuovo palazzetto dello sport in più, di cui non a caso si parla di questi tempi a Portogruaro, e una fondazione musicale in meno. È arrivato ora il momento di ammetterlo con chiarezza, ed è quello che ora chiedono le opposizioni al sindaco portogruarese Senatore. E anche a quello metropolitano Brugnaro. —


 

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