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Boraso scommette «Nell’ex Umberto I ci giochiamo il futuro della città»

«Ex Cup: capisco i cittadini, non l’occupazione. L’area è privata e non possiamo permetterci di perdere i nuovi acquirenti»

di Mitia Chiarin
2 minuti di lettura

MESTRE. Meglio l’ex Cup di via Antonio da Mestre occupato dai giovani di Loco piuttosto che dover convivere con la violenza di dieci anni di abbandono dell’area dell’ex Umberto I. Ai cittadini di via Circonvallazione critici per l’ex Cup finito murato, il sindaco Brugnaro ha già replicato via twitter, senza dialogo. Ha detto di «lavorare perché l’area sia acquistata dal fallimento da soggetti privati che la rilancino investendoci». Dettagli? Nessuno. Anche l’assessore al Patrimonio (e ai trasporti), il mestrino Renato Boraso, invita a non parteggiare per le occupazioni.

E spiega:

«L’ex Umberto I non è una area pubblica ma privata, che oggi è in mano al tribunale e ad un curatore fallimentare, con sette istituti bancari che hanno delle ipoteche sopra. Il tribunale ora sta valutando l'offerta di un gruppo privato (valore 14 milioni di euro con un milione e mezzo di euro già depositato per terreni che ne valevano 52 di milioni, ndr). Il momento è delicato, la speranza è che questa proposta si concretizzi o che ne arrivino altre. È fondamentale avere un interlocutore con cui decidere il futuro di quell'area. Se si interviene sull'ex Umberto I si cambia Mestre. E questo non avviene con una occupazione da parte di ragazzetti in corso».

Scusi, ma i cittadini pongono un problema serio, di convivenza da dieci anni con il degrado.

«Io capisco benissimo i loro problemi. Pensa che io non capisca quando è il Comune che rappresento che sta spendendo soldi per la custodia di uno spazio che non è nostro? Con più di un ettaro di spazi avremmo potuto creare un parco, spostare il mercato dal centro di Mestre all'ex Umberto I. Voi non sapete la fatica fatta per ampliare il parcheggio, andando ad occupare il pezzetto vicino al Candiani che era in mano agli spacciatori. Abbiamo dovuto fare un blitz. E lo dico chiaro: non mi piace vedere lo stato di Via Antonio Da Mestre, con quei pannelli che dividono dall’ex Umberto I. Ma ci sono delle leggi e delle procedure che vanno rispettate e seguite. Ci sono dei creditori che devono accettare una proposta. Capisco tutto ma la soluzione non può essere occupare, specie in un momento così delicato. Non possiamo far scappare i compratori».

Ma non c'è un modo per sganciare i padiglioni e l’ex Cup, che devono diventare pubblici, da questa vicenda giudiziaria?

«Una procedura esiste se si ha un interlocutore che ottempera alla convenzione. Chi ottempera ? La Dng ( la società che ha comprato l’area per realizzare tre torri, ndr) non è più un interlocutore».

E non è l’unica situazione di degrado in città dovuta a vicende così ingarbugliate.

«In via Sansovino nel cantiere dei 120 appartamenti, fermo da anni, sono andati a sfondare la recinzione. Non sono stati certo i ragazzi dei centri sociali, potrebbero essere stati dei balordi. Abbiamo avvisato chi di dovere ma speriamo che la Banca Popolare di Milano trovi una soluzione. Poi c’è il fallimento della Guaraldo dietro all’abbandono della torre San Lorenzo in via San Pio X. Speriamo che si arrivi presto ad una asta. La situazione non è edificante per la città. Al Tronchetto, invece, siamo riusciti a chiudere la trattativa con i privati che ci mettono 13 milioni di euro e, vabbé, si realizza anche un albergo, ma si sistema la zona».

Altra questione nodale: il progetto delle torri dell'ex Umberto I va rivisto. Oggi non è sostenibile.

«Se esiste un interlocutore allora si va subito a discutere con lui di cosa fare all'ex Umberto I. Tutti quei metri cubi previsti oggi sono insostenibili. Sicuramente arriverà una proposta di ridurre la cubatura del progetto. Ne sono convinto». —


 

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