Intitolata un’aula studio a Valeria Solesin e Giulio Regeni all'università di Padova

Paola Deffendi, mamma di Regeni, accusa: «Giulio era un ricercatore, non un giornalista, dirlo è stato un depistaggio»

PADOVA: «Ringrazio per primi gli studenti perché da loro è nata questa iniziativa, ma ringrazio anche tutta la comunità degli studiosi che hanno voluto portare avanti questo progetto». La voce rotta dall’emozione, comincia così il discorso di Luciana Milani, mamma di Valeria Solesin, la ricercatrice veneziana morta il 13 novembre 2015 nell’attentato terroristico del Bataclan di Parigi, che ieri insieme a Paola Deffendi, mamma di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso in Egitto nel gennaio del 2016, ha partecipato all’intitolazione ai due giovani di due aule del Dipartimento di Filosofia, sociologia, pedagogia, e psicologia applicata di via Cesarotti.



A scoprire le targhe il rettore Rosario Rizzuto, il direttore del dipartimento Milanesi, il presidente del corso di laurea in Scienze Sociologiche Renzo Guolo e la rappresentante della componente studentesca Agnese Maiocchi. «Entrambi studiavano all’estero ma erano ben fondati nella loro coscienza di essere italiani, con un desiderio di manifestare la bravura, l’intelligenza e la competenza dei nostri ragazzi», ha detto la mamma di Valeria, che si è poi rivolta agli studenti. «Continuate a portare avanti questa identità italiana insieme all’identità europea, che oggi sembra un po’ sfumare ed essere oggetto di grande denigrazione. L’Europa è quella costruzione che ci ha consentito di vivere in pace per 70 anni e che ha permesso a Paesi in guerra di collaborare e di andare avanti nel campo del lavoro, dei diritti civili, della democrazia e della libertà. Avete tutti i mezzi per portare avanti questo ideale con nuova energia».

Le due mamme, seppur in contatto, ieri si sono incontrate per la prima volta a Padova. «Sono contenta di aver conosciuto di persona Luciana. Grazie per aver capito Giulio ed averlo chiamato collega». La mamma di Regeni ha tenuto a precisare chi era il figlio, denunciando anche ciò che per lei non è fondato. «Giulio era un ricercatore, non un giornalista. Questo è stato uno dei tanti depistaggi che si sono fatti fin da subito. Mio figlio aveva semplicemente pubblicato un articolo insieme a un suo amico in un sito e questo è stato preso a sua insaputa dal giornale il manifesto che l’ha poi pubblicato. Il quotidiano si è poi appropriato della figura di Giulio giornalista, creando un alone diverso intorno alla sua figura e mettendo a rischio quelli che erano con lui».

Parole toccanti nei confronti dei due giovani ricercatori, seguite da una pioggia di applausi, sono state spese dal professor Milanesi: «Due parole su tutte trovano spazio in un dire autentico per quelle due giovani vite così atrocemente spente, entrambe, da una forma di violenza disumana: giustizia e perdono» ha detto. «È difficile, forse troppo difficile, per noi esseri umani arrivare a parlare di perdono, arrivare cioè ad attingere un livello che in casi come questi supera quello dell’umano. Non impossibile ma davvero difficile. Ma non potremo mai e poi mai arrenderci a non veder esaudita una preghiera che in ciascuno di noi sale dal profondo del nostro animo, quella che sia fatta giustizia di delitti così orribili». «Non dobbiamo fermarci, ha concluso Milanesi, «nel nostro sforzo di batterci sempre perché prevalga la giustizia contro la malvagità, rendendo onore a giovani come Valeria e Giulio, ricordandoli per sempre anche con piccoli gesti come la dedica di questi spazi destinati ad essere vissuti da altri giovani come loro, perché da loro traggano esempio». —


 

Video del giorno

Le prove del Rigoletto alla Fenice, in scena dal 29 settembre

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi